La famiglia salesiana festeggia San Giovanni Bosco

Nel giorno della memoria liturgica di San Giovanni Bosco (31 gennaio), la comunità salesiana di Ancona ha partecipato alla santa messa nella parrocchia Sacra Famiglia, presieduta da Mons. Angelo Spina, Arcivescovo metropolita di Ancona-Osimo. Durante la celebrazione i Salesiani Cooperatori hanno rinnovato la loro promessa e riconfermato il loro sì al Signore. Per realizzare il suo progetto apostolico, San Giovanni Bosco non solo fondò una Congregazione religiosa (i Salesiani di Don Bosco) e un Istituto di suore (le Figlie di Maria Ausiliatrice) ma coinvolse, sin dall’inizio della sua opera, anche tanti laici, uomini e donne, che volle partecipi della sua missione e del suo spirito, stabilmente uniti nell’associazione dei Salesiani Cooperatori.

«San Giovanni Bosco è stato seminatore di parola di Dio – ha detto l’Arcivescovo – e quella parola ha portato frutto abbondante se rileggiamo la sua vita e quello che ne è scaturito. Don Bosco visse in maniera emblematica la parola di Dio che trova il suo vertice nelle beatitudini: “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. (cf Mt 5, 1-12a). Desiderò che la giustizia fosse realizzata nei confronti dei giovani che egli incontrò nella sua vita, in particolare i più poveri». L’Arcivescovo ha spiegato che oggi la Chiesa ha un «estremo bisogno di giovani capaci di essere protagonisti nell’annuncio gioioso di Cristo e testimoni credibili del suo amore. Don Bosco aiutava i suoi giovani a divenire i primi missionari dei loro compagni. Basti pensare a san Domenico Savio e a Michele Rua, che sarà il primo successore di don Bosco. Poniamoci allora delle domande: nelle nostre parrocchie, nei nostri circoli, oratori siamo in grado di suscitare gruppi di giovani che, con l’animazione, si prefiggono di collaborare con il parroco e di avviare gli altri giovani all’incontro con Gesù Cristo, all’impegno nel sociale? I giovani che abbiamo nelle nostre associazioni e nei nostri ambienti crescono con un chiaro senso di appartenenza a Cristo e alla sua Chiesa? Sono giovani messi in grado di armonizzare fede e vita?».

«I ragazzi e i giovani che frequentavano le case di don Bosco avevano di fronte un esempio nitidissimo, – ha continuato l’Arcivescovo – quello di don Bosco stesso, che mostrava con la parola e l’azione che per lui la cosa più importante era amare Gesù e, in Lui, amare intensamente loro. Don Bosco si è fatto santo perché nutrì la sua vita di Dio e perché nutrì la vita dei suoi ragazzi di Dio. Come la madre nutre se stessa per poi nutrire il proprio figliolo, così don Bosco nutrì se stesso di Dio per nutrire di Dio anche i suoi giovani. Don Bosco ha  ancora molto da insegnarci anche se sono passati tanti anni dai suoi tempi. L’Italia, Ancona è molto cambiata ma il cuore dei giovani no, non è cambiato! I vostri cuori di ragazzi, sono come quelli dei ragazzi che Don Bosco accoglieva nel suo primo Oratorio, definito dall’Arcivescovo di Torino di allora Mons. Fransoni, “la parrocchia dei giovani senza parrocchia”. Ecco perché la missione dei Salesiani è attuale oggi come allora; certo, adattata al mondo di oggi, alle povertà di oggi, alla cultura di oggi. Ma la proposta di Don Bosco è più che mai valida, perché è quella del Vangelo: “Chi accoglie uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me” (Mt 18,5). “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati” (Mt 5,6)».

«San Giovanni Bosco è stato un grande educatore – spiega don Vittorio Pisu, direttore dell’opera salesiana di Ancona – e, con la dolcezza e la mansuetudine, cercava sempre in ogni giovane quel punto accessibile al bene. Compito di un educatore è trovare quella corda sensibile e farla vibrare». «San Giovanni Bosco – spiega il parroco don Massimiliano Dragani – è stato un uomo di Dio che ha amato tanto i giovani e la sua frase “Ama ciò che piace ai giovani e i giovani ameranno ciò che piace ai Superiori” credo sia il segreto che ha conquistato i cuori di tanti giovani. Lui aveva un grande amore e diceva anche che, per conquistare il cuore di un giovane, occorre una chiave e questa chiave per aprire il cuore ce l’ha soltanto Dio. Ecco allora l’educazione e il metodo preventivo di don Bosco incentrato sul trinomio pedagogico: ragione, religione, amorevolezza».

Di seguito l’omelia integrale dell’Arcivescovo Angelo Spina, in occasione della festa di San Giovanni Bosco

Omelia Festa di San Giovanni Bosco – Parrocchia S. Famiglia – Salesiani Ancona – 31 gennaio 2020

 

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