La parrocchia Cristo Divino Lavoratore festeggia 60 anni

La parrocchia Cristo Divino Lavoratore di Ancona, fondata da Don Giovanni Mantovani, festeggia 60 anni. I lavori di costruzione furono terminati nel 1958 e la costituzione a parrocchia avvenne il 12 ottobre 1960. Purtroppo, a causa del covid, molti eventi organizzati per questa ricorrenza, sono stati rinviati, ma intanto oggi (domenica 15 novembre) l’Arcivescovo Angelo Spina ha presieduto la Santa Messa nella parrocchia e ha incontrato alcuni giovani che si stanno preparando alla cresima e altri ragazzi del gruppo del post cresima.

Dal 1981, guida spirituale della parrocchia è Don Giancarlo Sbarbati, sacerdote che ha dato vita a molti progetti di sostegno alle realtà più povere della città, tra cui la “Casa dell’ospitalità” per l’accoglienza dei parenti degli ammalati, il centro per anziani “Amore e Vita”, il C.I.T.S. “Learco Boarini”, la fondazione “Il Samaritano” per disabili, la missione africana di “Tuuru”. Non mancano le attività per i giovani e le famiglie: sport, catechismo, campi scuola, incontri formativi e momenti di preghiera. Oggi, durante la Santa Messa, concelebrata da don Giancarlo e dal vicario parrocchiale don Willy Ngongo-Omatete, l’Arcivescovo ha sottolineato che «questa parrocchia è formata non solo da mattoni, ma soprattutto da persone. Questa chiesa è come un faro di luce che ha suscitato in voi una fede viva. Consideriamo la fede come la luce degli occhi. Se va via la luce, andiamo a sbattere, mentre se c’è la luce vediamo le cose come le vede Dio. Quanti segni belli di carità sono nati in questa comunità, è una casa di amore, un cuore palpitante di carità».

Facendo riferimento al Vangelo di oggi (parabola dei talenti), Mons. Angelo Spina ha invitato i giovani a mettere a frutto i talenti ricevuti dal Signore, a partire dalla «vita, la salute, l’intelligenza e la creatività», e ad amare in particolare i poveri. «Oggi – ha detto – celebriamo la quarta giornata mondiale dei poveri che ci fa capire che siamo tutti poveri davanti a Dio e che dobbiamo aiutarci l’un l’altro. I beni non condivisi creano le povertà. Pensiamo a quanto cibo non mangiamo e buttiamo. Quello che tu butti è un’offesa nei confronti di coloro che non hanno il cibo. Avrete sentito parlare di Carlo Acutis, il giovane beatificato un mese fa ad Assisi. Un giorno la mamma lo portò in un negozio e gli comprò due paia di scarpe, ma lui disse che ne avrebbe preso solo un paio, l’altro lo avrebbe dato ai poveri. Questa è la cresima: imparare ad amare, non parole.

C’è un’altra storia molto bella. Un giorno un tale morì, si presentò davanti al Signore e gli disse: “Vedi le mie mani come sono pulite, durate la mia vita non ho fatto niente di male”. E il Signore gli rispose: “È vero che sono pulite, ma sono vuote, perché non basta solo non fare il male, bisogna fare il bene, gesti che partono dal cuore”. Oggi le povertà a causa del covid stanno aumentando, quindi cosa possiamo fare? Innanzitutto dobbiamo non essere indifferenti, perché oggi più che mai c’è bisogno di comprensione e di gratuità. “Comprensione” “cum prehendere”, cioè prendere insieme: in questo ci è di aiuto la parabola del Buon Samaritano. Quando una persona è malata, dobbiamo prendercene cura, più che curare la malattia. E poi la gratuità, perché come c’è scritto nel Vangelo: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Ricordiamoci però che, al di là di quello che noi facciamo per i poveri, sono loro che ci evangelizzano e, infatti, Gesù dice “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere…..ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. I poveri, quindi, sono per noi l’autobus per il paradiso».

 

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