«Ho scelto la strada più facile, quella dove non si fa fatica, quella dove metti tutto da parte, nascondi e ti nascondi, ti accontenti, non sogni, non viaggi, non condividi, ti chiudi in te stesso, accecato dalla rabbia e dal dolore. Le paure erano tante, la voglia di andare avanti sempre meno: così ho trovato “rifugio” nell’alcol, nelle sostanze e nel gioco d’ azzardo». Siamo a Osimo. A parlare è Leonardo, un giovane di 31 anni che condivide con un gruppo di adolescenti la sua vita: il dolore, come ha toccato il fondo e, poi, la rinascita.
Davanti a una cinquantina di ragazzi, dai 14 ai 17 anni, attentissimi. Cala il silenzio, non si perdono una parola della storia di Leonardo. La commozione è tanta, palpabile. Solo quando termina il suo racconto, tutti insieme, sincronizzati, danno vita a un applauso scrosciante che dice senza parole profonda gratitudine per una testimonianza vera, autentica che dice ancora una volta «non sei solo, non sei sola».
“Vince chi smette” è un progetto della Caritas italiana che, nell’Arcidiocesi di Ancona-Osimo, ha trovato subito terreno fertile grazie al lavoro di squadra tra la Pastorale giovanile, l’Azione Cattolica, la Pastorale familiare e la Caritas diocesana. «Quando abbiamo saputo di questo progetto – commenta Fabiola Falappa, direttrice della Pastorale giovanile diocesana – abbiamo pensato di offrirlo subito ai nostri adolescenti. Ogni anno, normalmente, proponiamo due incontri in cui i più giovani si trovano a tu per tu con persone che, condividendo la propria storia, possono aiutarli a riflettere su diverse tematiche (dall’affettività alla libertà, dalle relazioni con i genitori alle dipendenze). Oggi il tema delle dipendenze è cruciale per gli adolescenti e non vogliamo lasciare solo nessuno dei ragazzi. Proprio per questo abbiamo già pensato a un secondo appuntamento, in cui coinvolgeremo anche i genitori».
È nato così l’incontro che si è svolto domenica 11 gennaio, nei locali della parrocchia Sacra Famiglia. Tanti i giovanissimi provenienti dall’Azione Cattolica, così come gli animatori che si sono messi al servizio organizzando giochi a squadre … quelli di un tempo! Tra una sfida a braccio di ferro e la risoluzione di un rebus, tra una puntatina a dadi e un mimo da indovinare, i ragazzi hanno potuto assaporare la bellezza del gioco e del divertimento stando semplicemente insieme, senza essere connessi alla rete ma davvero in rete tra loro, pronti a mettersi in gioco. La gioia è stata tanta. L’incontro si è concluso con la recita del Padre Nostro e, nel silenzio, i ragazzi hanno affidano al Signore le proprie fragilità, quelle ferite che nessuno conosce ma che Lui sa.
Nel cuore e nella mente restano scolpite le parole di Leonardo: «Dopo sei anni di astinenza da sostanze, alcol e gioco d’ azzardo posso dire che sono un uomo felice con molta voglia di vivere, scoprire, conoscere, imparare, viaggiare. Un uomo orgoglioso e fiero di sé, ma soprattutto un uomo che ha ritrovato la libertà. Sono felice di essere qui a raccontare la mia esperienza di vita, senza la presunzione che possa cambiare la vita di qualcuno, ma con la speranza che possa essere di aiuto per far riflettere, perché non è mai troppo tardi per diventare persone migliori. Quando qualcosa diventa un rifugio per scappare dal dolore, non è più un gioco, una sostanza o un’abitudine: è una richiesta di aiuto».
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