Nella Cattedrale di San Ciriaco, oggi pomeriggio Mons. Angelo Spina ha presieduto la Messa in Coena Domini, che ha dato avvio al Triduo Pasquale. Durante la celebrazione l’Arcivescovo ha compiuto il tradizionale gesto della lavanda dei piedi, rievocando quanto compiuto da Gesù nell’Ultima Cena. A ricevere questo segno concreto di servizio e umiltà sono stati i volontari della Caritas diocesana, ospiti della casa di accoglienza gestita dalla Caritas e alcuni fedeli.
Un gesto semplice ma significativo, che richiama il cuore del Vangelo: l’amore che si fa servizio. L’Arcivescovo ha voluto sottolineare, anche visibilmente, il valore della carità vissuta quotidianamente da chi si mette accanto ai più fragili, spesso nel silenzio e nella discrezione.
Nell’omelia, Mons. Angelo Spina ha invitato i fedeli a lasciarsi trasformare dall’esempio di Cristo, che «non è venuto per essere servito, ma per servire», esortando tutti a vivere una fede concreta, capace di farsi dono nelle relazioni di ogni giorno. Spiegando il significato del rito della lavanda dei piedi, ha spiegato che «è il gesto del servire, non del comandare. È il gesto di abbassarsi, non di stare in alto. Noi spesso guardiamo gli altri dall’alto in basso, ma Gesù è venuto per servire. Oggi accogliamo il comandamento dell’amore».
Mons. Angelo Spina ha poi allargato lo sguardo alla situazione del mondo, segnato da conflitti e divisioni: «Viviamo tempi di guerra. Le parole di Gesù non solo non sono state ascoltate, ma neanche messe in pratica. L’amore è vero solo se è disarmato. L’amore vero dona la vita: non spezza gli altri, ma si spezza per gli altri».
Richiamando il mistero dell’Eucaristia, ha aggiunto: «L’Eucaristia è Dio amore in mezzo a noi. Lasciati amare e rispondi con l’amore: vedrai come cambia la tua vita. L’amore disarma le parole, i pensieri, le azioni e ti rende come Gesù, segno di amore e di servizio per i fratelli».
Infine, un invito concreto, che tocca la vita quotidiana: «“Fino alla fine” significa amare fino alla perfezione, fino al dono totale di sé. Non basta dirlo a parole. A casa, nelle relazioni, sei chiamato a scegliere: fai crescere l’orgoglio o l’umiltà? Io, che sono marito, lavo i piedi a mia moglie e viceversa? Sei capace di abbassarti per amore? Di niente dobbiamo vantarci, se non della croce di Gesù. Siamo chiamati a essere uomini e donne santi in questo tempo, strumenti di pace».
La celebrazione si è conclusa con la reposizione del Santissimo Sacramento, accompagnata da un clima di raccoglimento e preghiera.
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