La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, celebrata dal 18 al 25 gennaio, è stata un’occasione preziosa per camminare insieme nella fede, nella speranza e nella fraternità. Tanti sono stati gli appuntamenti: l’incontro su Igino Giordani, pioniere dell’ecumenismo, che ha aperto la settimana; l’incontro di preghiera presso il Seminario regionale di Ancona con i giovani delle Chiese cristiane; le preghiere ecumeniche guidate dalla chiesa ortodossa romena S. Dasio (SS. Annunziata) e dalla Chiesa Cristiana Avventista del 7° Giorno; la veglia ecumenica con i rappresentanti delle Chiese cristiane che si sono riuniti domenica 25 gennaio nella chiesa del SS. Crocifisso.
In tutti gli incontri è stata ricordata l’importanza dell’unità: non come semplice ideale, ma come testimonianza viva e necessaria per un mondo diviso. In un tempo segnato da conflitti, paure e solitudini, i cristiani sono chiamati a essere luce, a mostrare che la comunione è possibile e che la pace nasce da gesti concreti di fraternità. Il tema scelto per la Settimana è stato “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati” (Ef 4,1-13) e i testi, preparati dai fedeli armeni apostolici, in collaborazione con i loro fratelli e le loro sorelle delle Chiese armene cattoliche ed evangeliche, hanno richiamato all’unità e alla luce. Un messaggio che risuona con forza in un tempo segnato da divisioni, conflitti e frammentazioni, e che ha richiamato tutte le Chiese a riscoprire ciò che le unisce e a testimoniare insieme l’amore di Dio.
La veglia ecumenica, celebrata domenica 25 gennaio nella chiesa del SS. Crocifisso, ha rappresentato il momento culminante dell’intera Settimana. Attorno alla Parola di Dio si sono riuniti i rappresentanti delle diverse Chiese cristiane presenti nel territorio: Mons. Angelo Spina per la Chiesa Cattolica, Greetje Van De Veer per la Chiesa Cristiana Metodista, Gionatan Breci per la Chiesa Avventista del 7° Giorno, Padre Ionel Barbarasa per la Chiesa Ortodossa Romena, Padre Dmitri Zhavko per la Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Costantinopoli.
La celebrazione è stata scandita dalla proclamazione delle Scritture, dai canti e dalle preghiere, segno visibile di un cammino che, pur nella diversità delle tradizioni, riconosce in Cristo l’unico fondamento. Durante la veglia è stato acceso il cero sull’altare, c’è stato lo scambio di pace tra i fedeli delle diverse Chiese e ognuno ha acceso una piccola candela, simbolo della luce. I gesti e le parole hanno espresso il desiderio condiviso di superare le divisioni e di continuare, con pazienza e fedeltà, il percorso verso una comunione sempre più piena.
Mons. Angelo Spina ha invitato i presenti a guardare la croce di legno posta sull’altare in occasione della veglia. Su di essa erano scritti i nomi delle diverse Chiese – cattolica, anglicana, ortodossa e orientale, protestante – segno visibile di un cammino di unità che trova nella croce di Cristo il suo fondamento. Mons. Angelo Spina ha quindi chiesto: «Chi unisce le nostre Chiese? Gesù Cristo. Guardiamo Gesù in croce, che ha donato la vita per noi. È nella croce di Cristo che abbiamo la speranza. Gesù Cristo, crocifisso e morto per i nostri peccati, è risorto e vive accanto a noi. Su quella croce muore un giusto, che non fa violenza, non odia, perdona e dona pace. Nella croce risplende la bellezza dell’amore e dell’amare. Senza l’amore, questo mondo è disumano. Aiutaci, Gesù, a camminare nella tua luce, perché è dalla tua croce che si irradia la luce». L’Arcivescovo ha anche ricordato che «l’unità è dono dello Spirito Santo. In un’epoca segnata da profonde lacerazioni e guerre, lo Spirito Santo ci ha convocato qui affinché rendiamo testimonianza all’unica fede apostolica e alla speranza che non delude. È questo il tempo di coltivare il dialogo ecumenico e interreligioso come via di pace e far sì che ogni comunità diventi una “casa della pace”. L’ecumenismo non è opzionale, ma via necessaria per il nostro tempo».
Greetje Van De Veer, pastora della Chiesa Cristiana Metodista, ha fatto riferimento alle guerre e alle divisioni presenti nel mondo e ha sottolineato che «la parola “speranza” sembra non avere senso in questo tempo fragile, ma non è così perché la nostra speranza è radicata in Dio. La speranza biblica non è assenza di tenebre, ma è la luce che nasce dentro le tenebre. La speranza non è un sentimento, è una pratica. Nasce quando qualcuno divide il pane, rifiuta di accettare l’ingiustizia come normale, compie gesti concreti di pace e di attenzione verso l’altro».
Padre Dmitri Zhavko della Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Costantinopoli, ha ricordato che, in mezzo alle guerre, alle tentazioni e alle divisioni, «ognuno è chiamato a impegnarsi per il bene e a camminare nella luce». Parole riprese da Jonathan Breci, pastore della Chiesa Avventista del 7° Giorno: «Quest’anno il simbolo è la luce. Questa sera ognuno di noi ha acceso una candela. Questo gesto ci invita a riflettere sulla nostra vocazione, quella di trasmettere al mondo la testimonianza dell’unità in Cristo Gesù. Che cosa rende il Vangelo credibile? La misura in cui noi ci amiamo». Padre Ionel Barbarasa della Chiesa Ortodossa Romena ha ricordato il teologo ortodosso Padre Dumitru Stăniloae che ha lavorato a lungo per l’ecumenismo: «Come ha scritto in una sua opera, l’unità tra di noi ha come modello la Santa Trinità. Dio è relazione: le Chiese sono chiamate a diventare una cosa sola sul modello trinitario».
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