Domenica primo marzo i fedeli si sono riuniti nella parrocchia Collegiata Santo Stefano per accogliere Mons. Angelo Spina che ha iniziato la sua visita pastorale nella chiesa di Castelfidardo. Dopo il rito di accoglienza, con il bacio del Crocifisso, l’aspersione dei fedeli con l’acqua benedetta e l’adorazione silenziosa davanti al Santissimo Sacramento, il parroco don Giuseppe Ricotti ha presentato la comunità e ha raccontato la storia della chiesa, dedicata a S. Stefano Protomartire. Le sue origini risalgono a un’antica Pieve, sorta intorno all’anno Mille, che oggi corrisponde alla cripta. La Pieve ebbe molte ristrutturazioni e ampliamenti nel corso dei secoli e, dopo il 1500, la Confraternita del SS. Sacramento innalzò sopra la cripta, la seconda Chiesa, con l’ingresso sulla piazza. La Chiesa attuale, a croce latina, è la terza chiesa: frutto della seconda chiesa e dell’antico oratorio ampliato dalla Confraternita del SS. Sacramento. Nello stesso anno della ristrutturazione, cioè il 1743, la chiesa di Santo Stefano venne eretta da Benedetto XIV in insigne Collegiata.
«È una parrocchia che unisce storia e tradizione, – ha spiegato il parroco – ma che allo stesso tempo guarda con fiducia alla realtà di oggi e al futuro. Nel corso del tempo sono arrivate molte famiglie, anche provenienti da fuori Castelfidardo, e oggi la comunità conta circa 5.500 abitanti. Prezioso è l’apporto dei laici e abbiamo una bella realtà giovanile guidata dall’Azione Cattolica. Sono presenti anche le Confraternite, i gruppi di preghiera e altre realtà che arricchiscono la vita spirituale e comunitaria. La parrocchia ha la fortuna di avere un luogo di culto significativo, non solo punto di riferimento per la comunità parrocchiale, ma per l’intera città di Castelfidardo. Essere collegiata significa anche questo: collegare, mettere insieme, favorire l’unità tra le diverse realtà della nostra città. C’è una buona comunicazione e collaborazione tra le parrocchie di Castelfidardo, che camminano insieme».
L’Arcivescovo ha ringraziato il parroco per il servizio svolto nella comunità e ha ricordato con riconoscenza don Bruno Bottaluscio, che per tanti anni è stato guida e punto di riferimento per la parrocchia. Ha poi spiegato il significato della visita pastorale: «È Gesù il Buon Pastore che dà la vita per le sue pecore. Gesù ha mandato gli apostoli; il Vescovo è successore degli Apostoli e, a sua volta, manda i parroci a guidare le comunità. La visita pastorale è un tempo di grazia e di incontro. Ogni sera ci sarà un momento di preghiera e una catechesi sul Credo. È compito del Vescovo visitare la comunità e confermarla nella fede. Saranno giorni di ascolto, dialogo e vicinanza concreta. Questa settimana incontrerò le diverse realtà del territorio: le aziende, le scuole, gli ammalati, le attività sportive e anche il mondo della fisarmonica, così significativo per Castelfidardo».
È seguita la Santa Messa, animata dal coro, a cui hanno partecipato anche la Confraternita del SS. Sacramento e la Confraternita del Santo Rosario, dopodiché sono iniziati gli incontri della visita pastorale. Il primo è stato quello con il gruppo dell’ACG (Azione Cattolica Giovanissimi), formato da giovani dai 14 ai 18 anni. I ragazzi hanno spiegato che il gruppo dell’Azione Cattolica è anzitutto un modo per stare insieme. È uno spazio in cui condividere idee su un tema, confrontarsi sull’attualità, parlare liberamente e crescere nel dialogo. Hanno sottolineato l’importanza delle relazioni: la possibilità di esprimersi, anche con educatori più grandi, in un clima di ascolto e fiducia. L’Arcivescovo ha ripreso proprio questa parola: relazioni. E ha invitato a distinguere tra connessione e relazione. «Oggi siamo sempre connessi, – ha detto – creiamo community, gruppi, reti. La relazione è qualcosa di più profondo: richiede tempo, presenza, ascolto, responsabilità». Ha quindi ricordato che una delle relazioni più belle è l’amicizia. La Bibbia lo dice con chiarezza: «Chi trova un amico trova un tesoro».
Mons. Angelo Spina ha anche sottolineato che «si cresce, mangiando insieme, condividendo, leggendo una pagina di Vangelo. Il Vangelo non racconta qualcosa di lontano: ciò che è accaduto a Gesù, in qualche modo, accade anche a voi. Anche Gesù ha provato angoscia, anche Gesù ha pianto. Si è fatto uomo e ha vissuto tutto ciò che viviamo noi. E dentro ogni esperienza ti dice: “Sono con te”».
Dopo la cena si è svolto l’incontro con gli educatori dell’ACG e dell’ACR. La realtà educativa della parrocchia è significativa: circa 250 bambini e ragazzi dell’ACR, dalla prima elementare alla terza media, e una sessantina di giovani dell’ACG, guidati da una cinquantina di educatori. Al centro c’è l’ascolto: i ragazzi hanno bisogno di essere ascoltati. La comunità desidera essere come una famiglia e gli educatori hanno sottolineato quanto tengano al protagonismo dei bambini. I gruppi, a turno, animano la Messa della domenica delle 10 per favorire una partecipazione attiva e consapevole dei ragazzi alla liturgia.
Mons. Angelo Spina ha ringraziato per la passione e l’attenzione educativa, definendole un punto di forza in una comunità chiamata alla trasmissione della fede. Ha spiegato che gli adulti hanno una grande responsabilità: guardare ai giovani con ammirazione e aiutarli a crescere in questo tempo complesso. Ha quindi richiamato il documento diocesano sull’iniziazione cristiana, dove al centro c’è la famiglia. «Non dobbiamo portare le persone a noi, – ha detto – ma a Gesù Cristo: noi siamo strumenti, il protagonista è Lui. Siamo discepoli missionari, mediatori come Filippo con Natanaele nel Vangelo. Bisogna partire dai genitori: annunciare, fare catechesi, accompagnare i grandi a incontrare Gesù. Quando gli adulti conoscono Gesù, capiscono che è il dono più grande da trasmettere ai propri figli». Infine ha ricordato che il cuore di tutto è l’amore. Gesù lo ha mostrato sulla croce: è il segno di un amore che dice “ti amo da morire”. «Non c’è abbraccio più grande di quello di Cristo, – ha continuato – è un abbraccio che salva».
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