Sotto lo sguardo di San Ciriaco: Santa Messa e benedizione della città

Ancona ha festeggiato oggi il suo patrono, San Ciriaco, con una Solenne Celebrazione Eucaristica nella Cattedrale di San Ciriaco, alla presenza delle Autorità civili e militari e di numerosi fedeli. Alle ore 10.20 il Sindaco di Ancona, Daniele Silvetti, ha offerto l’omaggio floreale al santo patrono. A seguire, Mons. Angelo Spina ha presieduto la Santa Messa, concelebrata da don Luca Bottegoni, Vicario generale e Rettore del Duomo, e da altri sacerdoti dell’Arcidiocesi.

La celebrazione, vissuta in un clima di raccoglimento e partecipazione, è stata trasmessa in diretta su ÈTv Marche, permettendo anche a chi non era presente di unirsi spiritualmente. Al termine della Messa, sul sagrato della Cattedrale, l’Arcivescovo ha elevato la preghiera a San Ciriaco e ha impartito la benedizione con il reliquiario, contenente un frammento della croce di Cristo e la reliquia di san Ciriaco.

1700 anni dal ritrovamento della Croce di Cristo

Nel corso dell’omelia, l’Arcivescovo ha offerto una riflessione sul significato della croce nella vita cristiana e nella testimonianza di San Ciriaco: «La festa del patrono quest’anno assume un significato tutto particolare. Secondo la tradizione accreditata, ricorrono 1700 anni, da quando San Ciriaco collaborò con la regina Elena all’inventio crucis, al ritrovamento della vera croce a Gerusalemme.

È storicamente confermato che l’imperatore Adriano, intorno al 135 d.C., fece ricoprire di terra e materiali di riporto il luogo del Calvario e del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Su quel sito fece edificare un tempio pagano dedicato a Venere o Giove per cancellarne la memoria cristiana. La regina Elena e suo figlio, l’imperatore Costantino, fecero rimuovere il materiale di riporto e vennero ritrovati i luoghi del Calvario e del Santo Sepolcro. Sempre secondo la tradizione, durante gli scavi furono ritrovate tre croci. Sant’Elena chiese un segno al Signore per scoprire quale fosse quella sulla quale era stato inchiodato Gesù. Come segno le venne dato un miracolo: una donna morente, accanto alla vera croce, ritornò alla vita piena.

La croce ritrovata, abbracciata e testimoniata

Nella vita di San Ciriaco ci sono tre momenti importanti: la croce ritrovata, la croce abbracciata con il battesimo e la croce testimoniata con il martirio. È quello che viene chiesto a ognuno di noi, come battezzati. In mezzo alle tempeste della vita abbiamo un’ancora: nella croce di Cristo siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. Cristo crocifisso e morto per i nostri peccati, è risorto e vive accanto a noi.

I due assi della Croce: amore a Dio e amore al prossimo

La croce è fatta di due assi: uno verticale e uno orizzontale, non possono essere disgiunti e separati. L’amore che viene dalla croce è un unico fuoco con due fiamme inseparabili, l’una che si protende verso Dio, l’altra verso il prossimo. La croce non può essere scomposta: solo con l’asse verticale è spiritualismo vuoto; solo con l’asse orizzontale si riduce a filantropia per esibire sé stessi.

Soren Kierkegaard ha scritto che se ci si mette sul serio accanto alla sua croce, bisogna farlo nella situazione della contemporaneità. Guardando alla croce di Gesù oggi vediamo i tanti i crocifissi nella storia, uomini e donne a causa di violenze, di ingiustizie. I crocifissi del nostro tempo sono le vittime innocenti della guerra, i poveri, gli scartati, i malati, coloro che soffrono a causa di dittature, violenza, droga, ingiustizia e discriminazione, includendo anche i bambini sfruttati o emarginati, i profughi e gli immigrati, i detenuti, quanti non hanno lavoro e si potrebbe continuare all’infinito.

Il grido dei giovani: ascoltare, accogliere, accompagnare

Una ulteriore riflessione va fatta sui giovani. Sono i poveri “crocifissi” del nostro tempo. A volte il dolore di alcuni giovani è lacerante, è un dolore che non si può esprimere a parole, è un dolore che ci colpisce come uno schiaffo. Il non sentirsi capiti, la mancanza di relazioni vere e sane, il vuoto educativo, le tecnologie virtuali che li sottraggono dalla realtà e li rendono sospesi. Ma è triste vedere giovani privi di speranza, quando un venti per cento non studia e non lavora; d’altronde, quando il futuro è incerto e impermeabile ai sogni, quando lo studio non offre sbocchi e la mancanza di un lavoro o di un’occupazione sufficientemente stabile rischia di azzerare i desideri, è inevitabile che il presente sia vissuto nella malinconia e nella noia. L’illusione delle droghe, il rischio della trasgressione e la ricerca dell’effimero creano in loro più che in altri confusione e nascondono la bellezza e il senso della vita, facendoli scivolare in baratri oscuri e spingendoli a compiere gesti di violenza nei confronti degli altri e di sé stessi.

Oggi più che mai è necessario cogliere e leggere il profondo disagio esistenziale che li abita, il loro smarrimento, le loro molteplici difficoltà, come pure i fenomeni che li coinvolgono nel mondo virtuale e i sintomi di una preoccupante aggressività. Conosciamo questa realtà, è sotto i nostri occhi, e tutti siamo chiamati ad affrontarla. Non abbiamo soluzioni facili che ci assicurino risultati immediati ma, per quanto possibile, possiamo restare in ascolto dei giovani, renderci presenti, accoglierli, condividere un po’ della loro vita.

Allo stesso tempo, poiché le problematiche interessano varie dimensioni della vita, cerchiamo anche, come parrocchie, di dialogare e interagire con le istituzioni presenti sul territorio, con la scuola, con gli specialisti nel campo educativo e delle scienze umane e con quanti hanno a cuore il destino e il futuro dei nostri ragazzi.

“Casa Nazareth”: segno concreto per i giovani

Lodevole è stato l’impegno della Prefettura con le diverse istituzioni ed enti che, nella provincia di Ancona, hanno promosso iniziative di ascolto e di coinvolgimento dei giovani sul tema della legalità, così come il 174° anniversario della fondazione della Polizia, celebrato in una scuola di Ancona, coinvolgendo i giovani. La Chiesa di Ancona-Osimo è da tempo impegnata nel loro accompagnamento, anche attraverso iniziative e spazi dedicati, come “Casa Nazareth“, centro di pastorale giovanile e vocazionale, nato ad Ancona (via Astagno, 74). È a loro che dobbiamo guardare con fiducia, accompagnandoli nel cammino, perché possano crescere e diventare protagonisti responsabili del futuro della città.

Ancona Capitale della Cultura 2028: occasione per dare spazio ai giovani

La proclamazione di Ancona a Capitale della Cultura 2028, è un’occasione favorevole per un nuovo inizio, per il protagonismo dei giovani, coinvolgendoli nei processi decisionali, nei progetti culturali e nella vita pubblica, perché siano loro il motore del cambiamento. Una città che cresce insieme ai suoi giovani, che li ascolta e li rende parte attiva del proprio futuro è una città viva, dinamica e aperta al mondo».

L’omelia integrale di Mons. Angelo Spina: Omelia San Ciriaco, 4 maggio 2026

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