Una straordinaria cornice di bellezza, con la Cattedrale di San Ciriaco alle spalle e lo sguardo aperto sul mare e sul porto di Ancona, ha accolto nel pomeriggio di sabato 5 settembre il concerto “Sono già venuto qui… e se tornassi?”, promosso dall’Arcidiocesi di Ancona-Osimo nell’ambito della Festa del Mare e delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi (1226-2026).
Sul piazzale della Cattedrale, 150 coristi e 35 musicisti del Coro diocesano e dell’Orchestra Zonamusica – La città dei suoni, diretti dal M° Mauro Tabasso, compositore e direttore del Laboratorio del Suono del Sermig di Torino, sono stati protagonisti di un concerto particolarmente suggestivo. Dall’alto del colle Guasco, la musica si è incontrata idealmente con quel mare che lega profondamente Ancona alla figura di San Francesco. Proprio dal porto dorico, nel 1219, il santo si imbarcò verso l’Oriente, dove incontrò il sultano al-Malik al-Kamil.
Il titolo “Sono già venuto qui… e se tornassi?” ha racchiuso il filo conduttore dell’intero concerto: immaginare Francesco nuovamente ad Ancona, otto secoli dopo, e ascoltare ciò che avrebbe ancora da dire all’uomo di oggi. Nei testi scritti dall’Arcivescovo Mons. Angelo Spina, è stato infatti lo stesso Francesco a raccontarsi idealmente in prima persona, ripercorrendo alcuni dei momenti decisivi della propria vita: l’incontro e l’abbraccio con il lebbroso, la chiamata davanti al Crocifisso di San Damiano, la scelta della povertà, fino agli ultimi anni e alle stimmate ricevute alla Verna.
Ai brani di Johann Sebastian Bach, Mauro Tabasso, Riz Ortolani e Marco Frisina si è così intrecciato il racconto di un cammino umano e spirituale che ha avuto nelle Marche una tappa particolarmente significativa. Francesco ha attraversato più volte questa terra, da Fabriano alla valle dell’Esino, da San Severino ad Ascoli Piceno, fino ad Ancona, al Conero e a Osimo.
Particolarmente intenso il passaggio dedicato ad Ancona e al mare. Nel racconto Francesco ha ricordato il suo arrivo nella città dorica e lo stupore di fronte all’Adriatico, descritto come un orizzonte capace di condurre lo sguardo verso l’infinito. Nel 1219 tornò poi ad Ancona per imbarcarsi verso la Terra Santa, mosso dal desiderio di annunciare il Vangelo e di percorrere una via diversa da quella delle armi: «No guerra, ma incontro, dialogo, pace». A Damietta, in Egitto, incontrò il sultano al-Malik al-Kamil, dando vita a una delle pagine più significative della sua testimonianza di dialogo e di pace.
Nel suo ideale ritorno nella città di oggi, Francesco ha rivolto anche un pensiero alla Banchina San Francesco, intitolata al santo nel 2019 proprio nel ricordo degli ottocento anni dalla sua partenza da Ancona: «Vi ringrazio perché nel 2019, ricordando la mia partenza, mi avete dedicato la banchina che ora porta il mio nome». Da qui l’invito, semplice e diretto: «Prendetevi cura del mare». Un richiamo alla responsabilità verso il creato, alla lotta contro l’inquinamento e le plastiche e alla necessità di custodire il mare come bene prezioso, ma anche come luogo di incontro tra popoli e culture.
Il mare è diventato così anche immagine di accoglienza e di pace. «Ancona sia sempre città aperta, accogliente, via della pace dove convivono le differenze etniche, religiose, in pace. È questo anche un bel programma per Ancona capitale della cultura 2028. So che ci sarà una trasformazione del porto: vigilate perché tutto sia fatto con criteri di ecocompatibilità e con energie rinnovabili e non tossiche alla salute», recita ancora il testo dell’Arcivescovo, richiamando la vocazione della città ad essere “porta d’Oriente, via della pace“.
Musica e parole hanno quindi fatto risuonare, a ottocento anni dalla morte del santo, un messaggio che conserva intatta la sua attualità: quello della fraternità, della cura del creato e della pace. E proprio bellezza e pace sono state le parole che meglio hanno riassunto il pomeriggio vissuto sul colle Guasco: la bellezza della musica, quella del creato e quella di uno dei luoghi più suggestivi di Ancona, unite al messaggio di un santo che, a ottocento anni dalla morte, continua a parlare all’uomo di oggi.
Il concerto, presentato da Tullio Andrioli, direttore dell’Ufficio diocesano di Musica Sacra, ha mostrato anche la ricchezza di una grande esperienza corale e musicale costruita grazie alla disponibilità di tante persone. «L’arte è via della bellezza per costruire la pace», ha sottolineato Mons. Spina.
Anche il M° Mauro Tabasso ha raccontato l’emozione vissuta durante il concerto: «È stata un’occasione davvero speciale, sia per il posto, bellissimo e straordinario, sia per le persone. Mi sono divertito molto e mi sono emozionato tantissimo. San Francesco è per noi una figura di riferimento ed è stato molto bello essere qui».
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