«Siamo fatti per il Cielo, per la vita eterna, per vivere per sempre». È il messaggio di speranza che Mons. Angelo Spina ha consegnato alla comunità riunita domenica 4 ottobre nella chiesa di San Francesco alle Scale, ad Ancona, in occasione della festa di San Francesco d’Assisi, nell’ottavo centenario della morte del Santo. Alla celebrazione erano presenti il viceprefetto vicario di Ancona Rachele Grandolfo, il sindaco di Ancona Daniele Silvetti, il sindaco di Staffolo Sauro Ragni e le altre autorità civili e militari.
Durante la Santa Messa solenne, l’Arcivescovo ha ricordato che «il nostro è un cammino di speranza», nonostante il nostro tempo sia «ferito dalle guerre che seminano morte e dalle tante calamità». Dentro un tempo «così ferito, così insicuro, instabile, dove “sorella morte”, come la chiamava San Francesco, crea intorno a noi tanta paura, arriva un messaggio di speranza con quell’espressione bellissima del Santo: “Voglio mandarvi tutti in Paradiso“».
La vita, ha spiegato l’Arcivescovo, «non ha una scadenza» e non è come un prodotto che ha un inizio e una fine: «c’è un inizio e c’è un compimento che è la vita eterna, che è il paradiso». «Qui siamo di passaggio»: non si conclude tutto con la morte, ma c’è «una riapertura alla vita», alla vita eterna. Mons. Angelo Spina ha anche ricordato le parole di Gesù: “Vado a prepararvi un posto”. «Questa è la certezza che ci consola – ha detto – c’è un posto riservato per ciascuno. Non viviamo senza meta e senza destinazione. Siamo attesi, siamo preziosi. La dimora che ci attende è il Paradiso».
Ma come raggiungere il Paradiso? Qual è la via? «Per salire in cielo la via è Gesù – ha detto l’Arcivescovo – avere un rapporto vivo con Lui, imitarlo nell’amore, seguire i suoi passi. Ci sono vie che non portano in Cielo: le vie della mondanità, dell’autoaffermazione, del potere egoista. E c’è la via di Gesù: la via dell’amore umile, della preghiera, della mitezza, della fiducia, del servizio agli altri». Commentando la parabola dei vignaioli, Mons. Spina ha quindi ricordato l’importanza del nostro “sì” a Dio: «Tutto quello che Dio poteva fare lo ha fatto e continua a farlo. Ma Dio non salva nessuno che non lo voglia».
Un altro passaggio centrale dell’omelia è stato dedicato alle parole pronunciate da San Francesco nelle ultime ore della sua vita, rivolte ai frati: «Io ho fatto la mia parte, la vostra, Cristo ve la insegni!». Un’espressione che Mons. Angelo Spina ha rivolto anche agli uomini e alle donne di oggi: «Ognuno di noi faccia la “parte” che Cristo gli affida nel portare la bellezza del Vangelo nei propri giorni». L’Arcivescovo ha quindi invitato a «facilitare il cammino di fede di tante persone disorientate e confuse», con semplicità e gioia, e a continuare l’opera di Francesco «nel riparare la Chiesa», confortando e stando vicino a «tanta umanità ferita, sola e povera». Una chiamata a essere «ferventi e santi, appassionati e amanti di Dio e dell’uomo», capaci di offrire accoglienza, ascolto, un sorriso e un aiuto concreto e di essere «portatori di pace in ogni ambiente».
Al termine della Santa Messa, l’incontro è proseguito con la narrazione “Se tornasse Francesco” di Luca Violini, tratta dal testo di Carlo Bo, e con l’intervento del professor Giancarlo Galeazzi, che ha offerto una riflessione sull’attualità della testimonianza del Santo a ottocento anni dalla morte. E non è mancato un gesto dal forte valore simbolico: Franco, ospite della casa alloggio “Il Focolare”, ha donato ai presenti un Tau francescano realizzato dagli ospiti della struttura.
Nel corso dell’incontro sono intervenuti anche il sindaco di Ancona Daniele Silvetti e padre Alvaro Rosatelli, presidente dell’Associazione Opere Caritative Francescane ODV e del Comitato San Francesco 2023-2026 di Ancona. Entrambi hanno ricordato l’importanza del percorso delle celebrazioni francescane 2023-2026, che in questi anni ha contribuito a riscoprire e valorizzare il profondo legame tra san Francesco e la città di Ancona.
Mons. Angelo Spina ha inoltre annunciato il viaggio in Terra Santa, dal 14 al 17 dicembre. Alcuni anni fa, ad Assisi, era stata accesa la lampada della pace sulla tomba di san Francesco, portata ad Ancona, ma il conflitto aveva impedito il viaggio in Terra Santa. «Andremo a Betlemme – ha detto l’Arcivescovo – accenderemo lì la lampada e la riporteremo ad Ancona». Con lui partiranno Luca Saracini, direttore generale dell’Associazione Opere Caritative Francescane ODV, padre Alvaro Rosatelli e altri rappresentati del Comitato. La delegazione porterà anche un contributo concreto alle popolazioni provate dalla guerra e vivrà un momento di preghiera per invocare la pace per il mondo intero.
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