“Testimoni e profeti”: veglia missionaria diocesana a Camerano

Testimoni e profeti”: questo è lo slogan dell’ottobre missionario 2021 ed è anche il tema intorno al quale si è sviluppata la riflessione e la preghiera durante la veglia missionaria diocesana, tenutasi venerdì 22 ottobre nella parrocchia di Camerano. Un momento intenso e partecipato di preghiera preparato e guidato dalla Consulta dell’Ufficio missionario diocesano, che si è sviluppato attraverso tre momenti di un ideale percorso a cui ciascuno, nella propria condizione, è spesso chiamato a vivere passando dalla fatica (che a volte si sperimenta nel vivere il proprio essere cristiani in condizioni di ostilità), all’incontro con Dio (che sempre si manifesta ma spesso lo fa attraverso schemi che facciamo fatica a riconoscere, nascosto tra le pieghe della vita nel mormorio di un vento leggero) alla testimonianza.

La figura biblica di riferimento che ha accompagnato questo percorso è stata quella del profeta Elia, il quale dalla fatica di sentirsi minacciato e in pericolo, scappa, viene alimentato e sostenuto dal pane che Dio gli dà, prosegue il suo cammino, incontra il Signore e lo riconosce non nei segni straordinari del terremoto e del fuoco ma in quelli impercettibili del vento leggero e dopo l’incontro si fa testimone e profeta per altri, chiamando e indicando per la propria missione Eliseo. La veglia è stata accompagnata anche dalle parole del Papa, il quale ci ricorda che, come gli Apostoli e i primi cristiani, anche noi «non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato», che nella fatica la risposta è sempre Cristo, che Dio è sempre quello che prende l’iniziativa per primo di incontrare l’uomo e di solito lo cerca proprio mentre l’uomo fa l’esperienza amara e tragica di tradire Dio e di fuggire da Lui, e che la comunità ecclesiale mostra la sua bellezza ogni volta che ricorda con gratitudine che il Signore ci ha amati per primo.

Il momento centrale della veglia è stata la testimonianza di Maria Cristina, laica saveriana della diocesi di Salerno, che ha raccontato la propria esperienza di otto onni in Bangladesh dove ha vissuto in un contesto di minoranza religiosa, al fianco degli ultimi collaborando insieme ai padri saveriani di Dakka, la capitale. «La missione non è fare qualcosa per qualcuno – ha detto Maria Cristina – ma stare con lui e diventare qualcuno per lui. Incrociare le esistenze, le vite, condividere per creare quella fraternità, cui anche il Papa stesso continua a richiamarci».

Al termine della veglia, un gesto ha suggellato l’impegno missionario di tutti i partecipanti. Ciascuno infatti ha ricevuto un piccolo fiore di carta che ha attaccato a una croce spoglia, segno delle nostre fatiche e difficoltà, posta al centro della chiesa. Attraverso il contributo personale di ciascuno e del proprio fiore, la croce è quindi fiorita, ricordando che affidarci a Dio ha la potenza di far fiorire ogni croce e colmare di speranza le nostre vite. Dopo aver attaccato il fiore, ognuno ha preso un lumino da portare a casa, segno del proprio impegno ad essere testimoni di Luce, uniti a Cristo Gesù.

Durante la veglia i direttori dell’Ufficio missionario hanno anche ricordato il gemellaggio che la nostra Arcidiocesi ha con quella dell’Alto Solimoes in Amazzonia, con la quale da circa due anni è stato avviato un percorso di fraternità e sostegno. La speranza è che il nuovo periodo che ci attende permetta di concretizzare in modo più visibile e incisivo questa relazione, che rappresenta una grande opportunità di crescita nell’orizzonte missionario per la nostra diocesi. Da ultimo un ringraziamento speciale alla parrocchia di Camerano che ha accolto la veglia e ha aiutato nella preparazione, nonché al coro che ha animato in maniera molto bella i vari momenti attraverso il canto. L’ottobre missionario sta ormai volgendo al termine, ma la missione per ciascuno non smette mai.

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