Il periodo natalizio è trascorso velocemente con le tante celebrazioni, molto partecipate. L’arcivescovo il primo dell’anno, celebrando a sera in cattedrale, ha ricevuto il gruppo della Pasquella di Varano che, dopo la celebrazione, ha proposto i canti tradizionali, molto apprezzati dai fedeli. Il giorno dell’Epifania si è recato a celebrare alla parrocchia della Sacra Famiglia a Osimo. Al termine a tutti i ragazzi, ricordando i doni dei magi, in segno di gioia, sono stati distribuiti cioccolatini e caramelle. Riportiamo una parte dell’omelia dell’Arcivescovo che a sera ha celebrato nella cattedrale di San Ciriaco:
«Alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: “Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei?”». Oggi è l’Epifania del Signore, cioè la sua manifestazione, la sua rivelazione a tutte le genti, rappresentate nei Magi. Il vangelo ci presenta i Magi che, pur essendo pagani e provenienti da lontano, dall’oriente misterioso, si mettono in viaggio per recarsi fin dove li guida una stella e incontrare e adorare il bambino Gesù, Dio fattosi uomo. Sono uomini sapienti, cercatori di Dio, che si mettono in cammino, affrontando ogni pericolo, ma con una speranza nel cuore: trovare chi può colmare le attese dell’umanità. L’evangelista Matteo ci presenta un quadro bellissimo: «Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra». Dobbiamo imparare dai Magi ad essere cercatori di Dio e, soprattutto, suoi adoratori. Cercare Dio con tutte le forze, mai disperare, come una pianta che cerca la luce, come un amato cerca la sua amata. Adorare, questa parola deriva dal latino ad-os/oris, cioè portare alla bocca, come si porta alla bocca ciò che si ama, ciò che piace e ciò che si mangia, così adorare Dio significa nutrirci di lui e amarlo. «Là dove non c’è più adorazione, là dove l’onore a Dio non viene più tributato come prima cosa, anche le realtà dell’uomo non possono progredire» (Benedetto XVI). Approdare a Dio, dopo averlo cercato e adorato non basta, come i magi anche noi dobbiamo portare i doni. Loro portano l’oro, riconoscendo in Gesù il re; l’incenso, riconoscendone la divinità; la mirra, riconoscendone l’umanità. Noi siamo chiamati a non portare cose, ma ad aprire lo scrigno del nostro cuore, aprirci al calore del suo amore, perché Dio è la fiamma delle cose, l’anima della storia, stella in fondo al cuore di tutte le genti, nessuno escluso.
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