Episodi di violenza ad Ancona: “Servono prevenzione, educazione e inclusione”

Gli episodi di violenza avvenuti recentemente nel centro di Ancona, e non solo, ampiamente riportati dalla stampa locale, sono fatti gravi che meritano attenzione, interventi mirati e risposte efficaci. Allo stesso tempo, riteniamo sia necessario evitare che singoli eventi vengano trasformati in narrazioni semplificate e pericolose, capaci di alimentare paura, stigmatizzazione e luoghi comuni.

Associare automaticamente il tema della violenza ai giovani, alle persone migranti, rischia di oscurare la complessità dei fenomeni e di colpire un’intera generazione che, nella stragrande maggioranza dei casi, vive, studia, lavora e si impegna nel rispetto delle regole.

Come Uffici Pastorali (Caritas, Pastorale Giovanile, Migrantes, Pastorale Sociale e del Lavoro) dell’Arcidiocesi di Ancona-Osimo siamo ogni giorno a contatto con i giovani del nostro territorio, residenti o stranieri, e guardando i loro volti non possiamo tacere. Per giustizia scegliamo di sottolineare come sia importante che specifici eventi di cronaca non diventino un pretesto per costruire un immaginario collettivo basato sull’allarme permanente e sull’equazione giovani = illegalità.

Questo fenomeno, che oggi tanto spaventa, è lo specchio di un disagio adolescenziale che cerca visibilità e di un’identità che cerca riconoscimento. Per alcuni ragazzi si tratta di un’identità negata: vivono sulla propria pelle il rifiuto di un paese che non li accoglie e che finiscono per non sentire come proprio.

I problemi di sicurezza esistono e vanno affrontati con serietà, ma le risposte non possono essere solo repressive o fondate su etichette. Disarmare le parole diventa allora la via per creare narrazioni meno tossiche, che non alimentano nuove forme di esclusione e di violenza.

Servono politiche di prevenzione, presidi educativi, spazi di aggregazione, ascolto e inclusione, soprattutto quando si parla di minori. Ed è questo che, con il nostro servizio quotidiano, cerchiamo di offrire per tenere viva nei giovani sia la fiducia nell’impegno culturale, educativo, sociale e civile per una società più degna, sia la speranza collettiva in un avvenire di pace.

In questo impegno diretto, assunto in prima persona, si sviluppa la capacità di guardare al futuro con fedeltà e responsabilità, che potrà rendere i giovani ancora più forti di fronte alle difficoltà, motivandoli a scegliere di agire coerentemente, affinché la fiducia e la speranza, per quanto scoraggiate dalle tendenze oppressive attualmente in atto, non siano infine deluse.

Contrastare la violenza significa anche contrastare le narrazioni che dividono, semplificano e alimentano diffidenza. Le nostre città saranno più sicure se saranno città capaci di coinvolgere tutti senza escludere, di leggere i problemi senza cedere ai pregiudizi, di rigenerarsi attraverso il riconoscimento reciproco dei diritti e dei doveri.

Pastorale Giovanile, Caritas, Migrantes, Pastorale Sociale e del Lavoro