Iniziata la Quaresima con l’imposizione delle ceneri

La Quaresima 2026 ha avuto inizio ieri 18 febbraio mercoledì delle Ceneri, segnando l’inizio dei 40 giorni di preghiera, digiuno e penitenza che preparano alla Pasqua. Il rito dell’imposizione delle ceneri sul capo simboleggia la conversione, la penitenza e la fragilità umana, invitando i fedeli a convertirsi e credere al Vangelo. Tanti i fedeli presenti alla celebrazione. Di seguito viene riportata l’omelia dell’arcivescovo Angelo tenuta nella cattedrale di San Ciriaco:

 Oggi, col rito delle Ceneri, inizia la Quaresima.

La Quaresima, dal latino quadragesima (dies), “quarantesimo giorno”, è uno dei “periodi forti” dell’anno liturgico, che va da oggi fino alla sera del giovedì santo, quando inizia il triduo pasquale. Prendendo spunto dai 40 giorni che Gesù trascorse nel deserto, la Quaresima inizialmente era il tempo che preparava i catecumeni – cioè coloro che volevano diventare cristiani – a ricevere il battesimo nella notte di Pasqua. Solo più tardi, nel IV secolo, questo rito compare con la penitenza pubblica, un momento in cui la Chiesa antica dava la possibilità di fare ammenda dei grandi peccati, cominciando proprio col gesto dell’imposizione delle ceneri, ricavate dalla combustione delle palme dell’ulivo benedette nell’anno precedente. Il gesto dell’imposizione delle ceneri è accompagnato dalla frase «Convertiti, e credi al Vangelo», oppure «Ricordati che sei polvere, e in polvere tornerai». La polvere è la terra del racconto della Genesi. “Tu sei polvere”, rimanda all’atto creativo di Dio. Ci ricorda che Dio ha plasmato l’uomo a sua immagine nel pensare e nell’amare; ci rimanda al breve attimo intercorso tra la creazione e la caduta, ricordandoci come il peccato abbia sporcato e ferito, ma non distrutto l’Immagine. Le parole “in polvere ritornerai”, , ci riportano al peccato che ha introdotto la morte che porta a conclusione la vita terrena, ma oggi diventa affidamento, fiducia, apertura a una nuova creazione. Non siamo più solo terra, oggi siamo consapevoli e desideriamo essere di nuovo plasmati a Sua immagine. I Sacramenti e la Parola, l’apertura ai fratelli e all’azione dello Spirito sono l’acqua e il soffio che ci plasmano ad immagine di Cristo, ci immergono nella sua morte per farci rinascere alla vita nuova.

Oggi Dio vuole donarci la sua salvezza. Oggi l’Infinito Amore vuole abbracciarci per condurci nella sua eternità. Oggi possiamo lasciarci riconciliare con Dio. L’inizio del tempo di Quaresima può essere compreso solo alla luce del compimento del percorso. La morte è vinta! Il Signore della vita è risorto! Quella visione del Cristo morto sulla croce e vittorioso il mattino di Pasqua trasforma la nostra morte, la rende amica, persino sorella, come la chiamava san Francesco. Non solo quando giunge e ci introduce nella beata eternità, ma anche nella sua memoria, quando ci ricorda la brevità del nostro passaggio, l’inutilità di tante sciocchezze, la stupidità di certe durezze. Che senso ha avvelenare anche solo un minuto della nostra vita riempiendolo di rancore, di odio, di ingiustizia, di ferite inferte al prossimo? Quanto infinitamente più saggio sarebbe fermare il nostro sguardo sul bene, coltivare la fraternità, crescere nell’amore concreto con tutti. Che fare per essere migliori, per non scendere a compromessi, per non umiliare il prossimo? Che fare ne tempo che stiamo vivendo così strano e contraddittorio?  «Metti Dio al centro». Donagli la chiave per accedere negli anfratti più bui e misteriosi del tuo animo. Metti Dio al centro, senza paura, senza complessi di inferiorità o di superiorità, ma con tanta umiltà. Fidati. E il miracolo accade. La tua volontà, piano piano, va conformandosi alla sua; i tuoi gusti somiglieranno ai suoi. Avrai in odio l’odio, desidererai rimanere col più debole. Lussi, onori, comodità, agi, come tasselli di un mosaico andranno a occupare i posti che gli spettano. Punterai all’ essenzialità. L’orologio? Serve per conoscere l’ora, non per farne un idolo da esibire. Fai silenzio. Immergiti nel Vangelo e nella preghiera. Chi ama non alza la voce, non si arrabbia, non recrimina, non si insuperbisce. Chi ama, ringrazia, ascolta, contempla, adora. Dio parla. Anche quando tace, parla. Dio ti ama.

Per questo nel tempo di quaresima veniamo invitati all’ascolto della parola di Dio, alla preghiera, al digiuno, alle opre di misericordia come ci ha ricordato il Vangelo.

La Quaresima è il tempo in cui la Chiesa, con sollecitudine materna, ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno. Nel suo messaggio di quaresima papa Leone ci ha invitato ad ascoltare, Dio che ci dona la sua Parola e ascoltare il grido dei poveri.  L’altro invito è quello di digiunare. L’astensione dal cibo, infatti, è un esercizio ascetico antichissimo e insostituibile nel cammino di conversione. Il Papa ci invita a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace. Più di una volta ho sentito dire da persone che hanno animali a quattro zampe:<<Gli manca soltanto la parola>>. D’altro canto mi viene da osservare che le persone, pur avendo l’uso della parola, imparano ad “abbaiare”. Si alza la voce, si sbraita, si cerca la battuta ad effetto a tutti i costi. Non importa il significato delle parole, ma ciò che importa è “l’abbaio”, dove il suono prevale sul significato, svuotando le parole del loro senso profondo. Le parole sono un’arma potente: possono esaltare o distruggere, costruire o demolire, sostenere o abbattere. Misurarle, sceglierle con cura a seconda delle situazioni o dell’interlocutore è segno di intelligenza e di sensibilità. La celebre frase attribuita ad Alda Merini: “Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire”. Sono belle quelle persone che sanno scegliere le parole da non dire e che sanno capire quando, in certe situazioni, è prezioso il silenzio. E’ questo il tempo per intensificare l’ascolto della Parola di Dio, che parla al cuore, che mette pace, che orienta, che consola. Bella la parabola del seminatore in cui Gesù invita ad essere terreno buono, perché dove quella parola viene accolta dà frutto, dà novità, dà vita, mette in relazione, crea amicizia. E’ tempo di ritornare alla Parola di Dio per imparare a parlare con un alfabeto di stile e non ridursi ad “abbaiare”. Carissimi, chiediamo la grazia di una Quaresima che renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi. Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro. E impegniamoci affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore. Buona Quaresima