Cresimandi di Ancona alla scuola di San Francesco

Per seguire le orme di un ragazzo che si chiamava Francesco, i cresimandi delle parrocchie di Ancona hanno fatto un viaggio nel tempo di 800 anni, nella città di Assisi. Un viaggio non fatto con i piedi, ma con il cuore, per scoprire che la storia di San Francesco parla ancora oggi, in modo concreto, alla vita di ciascuno. Quattro aspetti della vita del santo (la prova, la scelta e il servizio al prossimo, la testimonianza, il nutrimento della Parola) sono stati presentati ai ragazzi durante l’incontro, organizzato martedì 7 aprile nella Cattedrale di San Ciriaco, dai catechisti e dagli educatori di Ancona.

Fin dall’inizio ai giovani è stato consegnato un cartoncino, una sorta di “passaporto” simbolico: ad ogni tappa del percorso è stato aggiunto un adesivo, segno di un cammino che non è solo da compiere, ma da vivere.

PERFETTA LETIZIA

Nella prima tappa i ragazzi si sono confrontati sul tema della prova e della “perfetta letizia”, uno degli insegnamenti più profondi di San Francesco. Divisi in piccoli gruppi, hanno riflettuto su situazioni concrete: prendere un bel voto, vincere una partita, oppure aiutare qualcuno nel silenzio, chiedere scusa quando è difficile. Le catechiste hanno invitato i ragazzi a domandarsi se queste situazioni donano una gioia superficiale o profonda e hanno sottolineato l’importanza di non arrabbiarsi quando ci sono le difficoltà, di continuare ad amare e a sorridere. Hanno ricordato che «la vera gioia nasce quando sappiamo di essere amati da Dio, anche nelle difficoltà, e questo bene riusciamo a donarlo agli altri».

LE SCELTE CHE CAMBIANO LA VITA

La seconda tappa ha portato i ragazzi dentro le scelte di Francesco. Il santo di Assisi rinunciò alle ricchezze e si prese cura dei lebbrosi, cioè di coloro che tutti evitavano. Attraverso un gioco, i ragazzi hanno riflettuto su chi oggi siano i “lebbrosi”: persone con disabilità, chi è emarginato, chi vive nella solitudine. Il messaggio è stato chiaro e diretto: non passare oltre, ma farsi prossimi.

Il gesto proposto è stato particolarmente significativo. Ognuno ha scritto, con la mano che non usa di solito, il nome di qualcuno che conoscono e che ogni giorno fa fatica, oppure qualcosa che loro stessi trovano difficile vivere. «Non importa se la scritta viene storta – ha spiegato una catechista – anzi, proprio perché viene storta state capendo qualcosa». Un modo concreto per immedesimarsi in chi ogni giorno vive la fatica, spesso senza essere visto. L’invito è stato ad accorgersene e a fermarsi, come ha fatto il santo di Assisi.

TESTIMONIANZA DI PACE

La terza tappa ha messo al centro la testimonianza di pace di San Francesco, attraverso il racconto dell’incontro con il Sultano al-Malik al-Kamil durante le crociate. Francesco si presenta disarmato, come uomo di pace, e sceglie il dialogo invece dello scontro. Un episodio lontano nel tempo, ma straordinariamente attuale. I ragazzi hanno pensato al mondo di oggi, segnato da tanti conflitti, e sono stati invitati ad essere costruttori di pace nella vita quotidiana: nelle relazioni, a scuola, in famiglia. Non grandi gesti eroici, ma scelte concrete e quotidiane.

“GESÙ VI AMA DA MORIRE”

Il cammino si è concluso in Cattedrale, con l’ultima tappa: “Il nutrimento della Parola”. I ragazzi si sono ritrovati con l’Arcivescovo, che ha cantato insieme a loro “Jesus Christ You Are My Life”. «Gesù è il Signore della vita – ha detto Mons. Angelo Spina – voi per crescere bene avete bisogno del Signore». E ha aggiunto: «Sulla croce Gesù dice a ognuno di noi: ti amo da morire. Ci dona il perdono e la pace». Ricevendo lo Spirito Santo nella Cresima, i ragazzi sono chiamati a rispondere a questo amore: «Dite a Gesù: eccomi, fammi crescere con una bella anima, con un cuore sempre buono e felice».

L’Arcivescovo ha poi ricordato che quest’anno ricorrono 1700 anni dal ritrovamento della croce di Cristo a Gerusalemme, avvenuto nel 326 grazie anche al contributo di San Ciriaco. Un frammento della croce è custodito nella stauroteca nella cripta dei Santi Patroni. Proprio lì si è svolto l’ultimo gesto. I ragazzi sono scesi nella cripta e si sono fermati in silenzio davanti alla reliquia. Ciascuno è stato invitato a rispondere all’amore di Dio con una preghiera personale: «Gesù ti voglio bene perché mi hai salvato, mi fai crescere bene con il tuo Vangelo e mi educhi alla pace». Poi l’invito ad allargare lo sguardo: pregare per la pace in un mondo segnato dalle guerre e affidare al Signore la propria famiglia, gli amici e tutte le persone che portano nel cuore.

Un incontro semplice, che ha riportato i ragazzi all’essenziale: la fede non è teoria, ma vita vissuta. Proprio come quella di san Francesco, che ancora oggi continua a indicare la strada.

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