Con un altare addobbato con rami fioriti e colori vivaci, segno della vita nuova della Pasqua, e un cartellone di benvenuto preparato dalla comunità, la parrocchia San Giuseppe Moscati ha accolto, lunedì 20 aprile, Mons. Angelo Spina all’inizio della visita pastorale. Dopo il tradizionale rito di accoglienza, con il bacio del Crocifisso, l’aspersione dei fedeli con l’acqua benedetta e l’adorazione silenziosa davanti al Santissimo Sacramento, il parroco don Massimiliano Scafi ha dato il benvenuto all’Arcivescovo e ha invitato tutti a vivere questi giorni in un clima di famiglia, accogliendo il Pastore e aprendo il cuore. «Sono giorni preziosi – ha sottolineato – di ascolto, condivisione, incoraggiamento e guida. Un tempo donato alla nostra comunità, che desideriamo porti frutto».
Nel presentare la realtà parrocchiale, don Massimiliano ha evidenziato come si tratti di una comunità giovane, nata circa trent’anni fa e caratterizzata da una storia segnata da diversi cambi di parroci. Da tre anni e mezzo è lui a guidarla, accompagnando circa 3500 abitanti in un tempo che ha definito «di cambiamento d’epoca». Proprio per questo, ha spiegato, «la comunità ha intrapreso un cammino verso uno stile più missionario e sinodale: dalla nascita dell’oratorio, alla riscoperta della lectio divina, con un passaggio da una Chiesa più istituzionale e formale a una Chiesa missionaria».
Un cammino non privo di fatiche. «Lasciare il vecchio non è semplice», ha riconosciuto il parroco, indicando però la direzione: investire nella luce della Parola di Dio e nel cammino sinodale per una Chiesa missionaria. Non a caso, per accompagnare spiritualmente la settimana, la comunità ha composto una preghiera ispirata alle parole di Giovanni XXIII: “È appena l’aurora”, segno di una speranza che guarda avanti, verso una luce che cresce.
Nel suo intervento, l’Arcivescovo ha ricordato il significato della visita pastorale: «È il Signore che vi visita. Guardiamo a Lui». Ha ricordato come il Vescovo, successore degli Apostoli, renda presente Cristo, il Buon Pastore che dona la vita per le sue pecore. Li ha quindi invitati a vivere questi giorni come «tempo di incontro, preghiera, comunione e ascolto, perché l’aurora giunga alla pienezza del sole di giustizia, che è Cristo».
Durante l’omelia, il cuore della riflessione si è concentrato sul Credo, fondamento della vita cristiana. «Ciò che ci tiene insieme è la fede», ha ricordato l’Arcivescovo, facendo riferimento alla testimonianza di Santo Stefano, capace di rimanere saldo anche nella prova. «Credere significa amare – ha detto Mons. Angelo Spina – e credere in un solo Dio significa che ti fidi, ti affidi e confidi in Dio, non nelle superstizioni, nelle magie o negli idoli. La fede toglie l’ansia e la paura e ci fa sentire amati e liberi. Crediamo in Dio Padre che è amore ed è Onnipotente: solo Lui può colmare i desideri del nostro cuore e donarci la gioia piena. La sua misericordia è infinita». L’Arcivescovo ha spiegato che «Dio è creatore del cielo e della terra. Questo pianeta si sta ribellando, abitiamo dunque questa terra con gratitudine, rispettandola. Contempliamo la natura e ringraziamo Dio come ha fatto San Francesco».
Al termine della celebrazione, i fedeli hanno recitato la preghiera “È appena l’aurora” e una parrocchiana, a nome di tutta la comunità, ha donato all’Arcivescovo un ramo fiorito, simbolo della vita nuova che nasce dalla Pasqua.
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