Santa Cecilia: 160 coristi e musicisti a Roma per il Giubileo dei cori e delle corali

Il 23 novembre si è celebrato a Roma il Giubileo dei cori e delle corali, in occasione della memoria di Santa Cecilia, patrona della musica. La nostra Arcidiocesi ha partecipato con la presenza di 10 cori e corali, che svolgono servizio liturgico presso le nostre parrocchie e la Cattedrale.

Il pellegrinaggio è iniziato il 22 novembre, con il passaggio della Porta Santa nella Basilica di Santa Maria Maggiore e la visita alla tomba di Papa Francesco, ed è proseguito con il laboratorio di canto gregoriano guidato da Dom Antonio, un padre benedettino studioso di canto gregoriano, presso la chiesa di S. Anselmo. «In principio era il Verbo, e il Verbo era canto e il canto scaturiva dal Verbo», così ha iniziato Dom Antonio la sua spiegazione, introducendoci all’origine del canto che già nella Chiesa antica accompagnava la liturgia, come parte essenziale e integrante di essa. Traducendo i segni convenzionali e i neumi presenti nel tetragramma gregoriano, e cantando l’Ave Verum che avevamo provato per settimane, Dom Antonio ci ha aiutati a cogliere la musicalità racchiusa in ogni singola parola e alla Parola che aveva dato origine a quel canto, facendoci finalmente sperimentare il significato di quel cantillare per cogliere la profondità della preghiera rivolta al Signore.

Concetti ripresi poi da Padre Leone nella sua omelia durate la celebrazione del giorno successivo a San Pietro, il quale rivolgendosi ai coristi e ai musicisti provenienti da ogni parte del mondo ha aggiunto: «Per il Popolo di Dio il canto esprime l’invocazione e la lode, è il “cantico nuovo” che Cristo Risorto innalza al Padre […] far parte di un coro significa, quindi, avanzare insieme prendendo per mano i fratelli, aiutandoli a camminare con noi e cantando con loro la lode di Dio, consolandoli nelle sofferenze, esortandoli quando sembrano cedere alla stanchezza, dando loro entusiasmo quando la fatica sembra prevalere. Cantare ci ricorda che siamo Chiesa in cammino, autentica realtà sinodale, capace di condividere con tutti la vocazione alla lode e alla gioia, in un pellegrinaggio d’amore e di speranza».

Per i centosessanta coristi e musicisti della nostra Arcidiocesi è stata un’esperienza intensa e significativa di Chiesa e di comunione. Tante le emozioni e le immagini raccolte sull’autobus durante il viaggio di ritorno, condivise al microfono che passava di mano in mano. Qualcuno ha espresso meraviglia circa la compostezza dell’assemblea che ha concelebrato con Padre Leone: un’assemblea evidentemente educata al servizio liturgico, nel cantare all’unisono, nel partecipare alla profondità della preghiera con il canto, nell’osservare i silenzi, nella diligenza con cui si è attenuta alle indicazioni del cerimoniere. In molti hanno richiamato la bellezza dell’attesa ai tornelli di piazza San Pietro, nonostante l’alzataccia e il freddo pungente, vicini alla corale della Nuova Caledonia nei colorati abiti tradizionali, alla corale argentina e a tante altre, i canti dei rispettivi repertori e l’esplosione nell’unico inno del Giubileo cantato in tutte le lingue; così come altri hanno ricordato la gioia provata «nella piazza che canta»: se una corale intonava un canto, subito immancabilmente si univano le corali vicine, tutti uniti in unica voce e un’unica armonia, a mo’ di fuochi d’artificio che si accendevano qua e là. Un’esperienza che per tutti noi ha anticipato lo stupore della Pentecoste, facendoci vivere la vera cattolicità della Chiesa, in cui la musica e il canto hanno reso intelligibili tutte le lingue.

In molti hanno condiviso la sorpresa nei confronti del laboratorio di canto gregoriano, iniziato magari con un po’ di scetticismo, se non delusione, ma che si è poi rivelato fondamentale per meglio vivere e comprendere il Mistero che abbiamo celebrato con Padre Leone, quando nella Santa Messa tutti all’unisono abbiamo cantato in gregoriano le parti della Messa, in un’unica voce, con la giusta metrica e intonazione. Infine, unanime la contentezza di aver vissuto il cammino verso Porta Santa che ha concluso la giornata di domenica: non disordinatamente spinti dal fiume di folla, come capitato in altre occasioni, ma ordinatamente, in silenzio, partendo dall’inizio di via della Conciliazione, lungo il percorso delimitato, seguendo la croce di legno che ci è stata consegnata dall’organizzazione del Giubileo. Guidati dalla traccia di preghiera amplificata dal megafono, siamo arrivati a varcare la Porta Santa, raccolti in preghiera, intimamente pronti a coglierne il significato più profondo.

Siamo tornati a casa con il cuore gonfio di gratitudine per i bei momenti vissuti nella gioia dello stare insieme in amicizia e fraternità, e soprattutto con il desiderio di continuare a cantare insieme, anche in futuro, nell’unico servizio alle nostre comunità. Tutti uniti anche nella gratitudine verso chi ha curato la logistica, don Giancarlo e don Lorenzo per l’itinerario di preghiera, l’Ufficio di Musica Sacra, il direttore Tullio Andrioli e la Consulta dei direttori delle corali e dei cori diocesani, che hanno preparato con competenza e entusiasmo tutto il cammino di avvicinamento alla giornata giubilare.

Lucia Panzini