In occasione della memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes, in cui si celebra la XXXIV Giornata mondiale del malato, mercoledì 11 febbraio Mons. Angelo Spina ha presieduto la Santa Messa presso l’IRCCS INRCA di Ancona, istituto di ricerca a carattere scientifico e centro nazionale di ricovero e cura per anziani. Accolto dal dott. Riccardo Luzi, direttore sanitario dell’ospedale, dal prof. Antonio Cherubini, direttore di Geriatria e del Pronto soccorso, e dalla dott.ssa Fabrizia Lattanzio, direttore scientifico, l’Arcivescovo ha ringraziato gli operatori sanitari che ogni giorno si prendono cura dei malati, i cappellani ospedalieri, la Consulta diocesana per la Pastorale della Salute – con il direttore Marco Cianforlini e l’assistente spirituale don Francesco Scalmati – e i volontari che stanno accanto a chi soffre.
«Questa oggi è una piccola Lourdes delle Marche – ha detto l’Arcivescovo – preghiamo per tutti i malati. Mi ha sempre colpito una scritta sul muro di un ospedale: “Noi ce la mettiamo tutta per guarire, se non riusciamo a guarire ci impegniamo a curare, e se non riusciamo a curare ci impegniamo a consolare”. Oggi tanti vivono la solitudine. Consolare significa stare con chi è solo. Dio è vicino alle persone malate attraverso l’amore di coloro che se ne prendono cura. Dio è sempre con noi, ma si serve di donne e uomini che sono strumenti del suo amore».
Per questa Giornata il Papa ha scelto come riferimento biblico la parabola del buon samaritano, soffermandosi sulla compassione e sull’amare portando il dolore dell’altro. «Il samaritano ebbe compassione del malcapitato – ha continuato l’Arcivescovo – gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. La parabola si conclude con Gesù che dice al dottore della legge: “Va’ e anche tu fa’ lo stesso”. Dio manda noi e ci chiede di prenderci cura dei malati, come ha fatto il buon samaritano».
Mons. Angelo Spina ha anche ricordato che Gesù ha detto: “Ama il prossimo tuo come te stesso”, “Ero malato e mi avete visitato”, “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. «Viviamo immersi nella cultura della rapidità, dell’immediatezza e della fretta, – ha continuato – ma anche dello scarto e dell’indifferenza. Dobbiamo invece avvicinarci e fermarci lungo il cammino per guardare i bisogni e le sofferenze che ci circondano. Quando una persona non è più efficiente, si rischia di metterla da parte. Gesù invece ci chiede di amarla e prendercene cura».
L’Arcivescovo ha infine sottolineato che «l’uomo ha bisogno di guarigione, ma anche di salvezza. Nei Vangeli leggiamo che Gesù dice: “La tua fede ti ha salvato”. La salvezza è dono di Dio per la nostra vita. Ringrazio i cappellani che confessano e portano la comunione, i ministri della comunione, l’Avulss, l’Unitalsi e i tanti volontari». Al termine della celebrazione, Mons. Angelo Spina ha visitato i reparti di Geriatria e Nefrodialisi, donando parole di conforto e speranza ai degenti, e ha benedetto i malati e gli operatori sanitari.
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