Stare accanto ai figli e custodire la bellezza della liturgia: sono queste le indicazioni principali richiamate da Mons. Angelo Spina durante la visita pastorale nella parrocchia di San Giuseppe Moscati, martedì 21 aprile, nell’incontro con i genitori dei bambini del catechismo e, a seguire, con i gruppi impegnati nella vita liturgica.
STARE ACCANTO AI FIGLI: EDUCARE ALLA VITA E ALLA FEDE
L’incontro con i genitori, è iniziato con una domanda essenziale: «Da dove viene la vita?». L’Arcivescovo ha spiegato che «la vita viene da Dio, che è amore ed è Creatore. Voi genitori la trasmettete, ma non la create. Noi abbiamo la vita, ma non siamo la vita: è un dono ricevuto». Da qui l’invito alla gratitudine verso Dio, origine e fondamento di ogni esistenza.
Rivolgendosi ai genitori, ha poi sottolineato il valore educativo dei comandamenti, definendoli non come semplici regole, ma come parole d’amore. «Ai vostri figli, Dio dice: “Onora tuo padre e tua madre”. Genitori non perfetti, ma perfettibili, chiamati a crescere i figli e a star loro accanto».
Ampio spazio è stato dedicato al Battesimo, momento fondativo della vita cristiana: «Con il Battesimo i vostri figli sono diventati figli di Dio e hanno ricevuto una dignità infinita». Da qui deriva il compito educativo dei genitori: amare, accompagnare e aiutarli a crescere nella fede: «Se avete insegnato loro a parlare, li portate anche in parrocchia perché imparino l’alfabeto della fede: famiglia e parrocchia devono camminare insieme».
SOLO DIO PUÒ RIEMPIRE IL CUORE DELL’UOMO
L’Arcivescovo ha poi parlato del senso della vita: «La nostra vita corre, facciamo tante cose, ma il cuore resta inquieto. Solo Dio può riempire il nostro cuore. Gesù sulla croce ci dice: ti amo da morire. Il senso della nostra esistenza è Gesù».
L’Arcivescovo ha anche affrontato con realismo le sfide di oggi: l’uso del cellulare, l’intelligenza artificiale, le ansie e le fragilità emotive dei ragazzi. «Non dobbiamo avere paura – ha detto – ma essere presenti. I figli possono avere più conoscenze di noi, ma noi abbiamo la sapienza della vita». Il compito dei genitori è chiaro: stare accanto, con affetto e vicinanza. «Non preoccupatevi – ha continuato – se i figli vi contestano. Più che imporre regole, siete chiamati a trasmettere una legge più profonda: quella dell’amore, che si scrive nel cuore e non si cancella mai». Un amore così forte che «neppure la morte può cancellare».
Infine, uno sguardo alla comunità educante: famiglia, parrocchia e scuola. «I figli – ha spiegato l’Arcivescovo – sono come una pianta che cresce: da sola non ce la fa. Ha bisogno di un sostegno accanto, di qualcuno che la sorregga mentre si sviluppa».
I genitori sono il primo sostegno, chiamati a stare vicino ai figli, a guidarli e a sostenerli nelle diverse fasi della crescita. Senza questo accompagnamento, la pianta rischia di piegarsi; con una presenza stabile e amorevole, invece, può crescere dritta e portare frutto. Accanto alla famiglia, anche la parrocchia e la scuola sono chiamate a fare la loro parte, contribuendo insieme a offrire ai ragazzi non solo conoscenze, ma un vero insegnamento di vita.
Non è mancato il richiamo al perdono: «Il rancore distrugge, l’amore dà vita. Dalla croce nascono perdono, pace e speranza, perché l’amore è più forte della morte: Cristo è risorto». L’incontro si è concluso con la preghiera dell’Ave Maria e con l’augurio che i figli crescano, come Gesù, «in età, sapienza e grazia».
CUSTODIRE LA LITURGIA
A seguire, l’Arcivescovo Angelo Spina ha incontrato i diversi gruppi parrocchiali impegnati nella vita liturgica e pastorale: il gruppo della Lectio Divina, il gruppo liturgico, i ministri straordinari dell’Eucaristia e il coro. L’incontro si è aperto con un momento di presentazione, in cui ciascun gruppo ha condiviso il proprio servizio e il proprio cammino.
Il gruppo della Lectio Divina ha raccontato l’importanza dell’ascolto della Parola di Dio. Un percorso che aiuta non solo a comprendere la Scrittura, ma anche a condividerla e annunciarla, facendola diventare vita concreta. Il gruppo liturgico, composto da nove persone, ha illustrato il proprio impegno nelle celebrazioni: dall’accoglienza dei fedeli alla preparazione dell’altare, dal coordinamento dei lettori alla collaborazione con il coro e i catechisti. Il coro, formato da quindici membri, ha sottolineato il desiderio di animare al meglio la liturgia. «Siamo un gruppo unito, ci vogliamo bene», hanno raccontato.
I fedeli hanno anche condiviso l’impegno nel coinvolgere i più giovani nella celebrazione eucaristica. Su questo punto l’Arcivescovo ha offerto un chiarimento importante: «I ragazzi devono comprendere che la liturgia è liturgia: è un dono che si accoglie. La Messa domenicale è la Messa della comunità. Non si possono proporre attività per i bambini, in un’altra stanza, durante la celebrazione eucaristica. Tutti, adulti, anziani e bambini, devono partecipare insieme alla Messa in chiesa».
Un pensiero particolare è stato rivolto ai ministri straordinari della comunione, che portano l’Eucaristia agli anziani e agli ammalati: «Voi ricordate loro che non sono dimenticati. Quando portate Gesù, andate a nome di tutta la comunità».
Rivolgendosi poi al coro, ha ribadito che «il canto e la musica non sono un abbellimento, ma parte integrante della liturgia». Ha invitato a favorire la partecipazione dell’assemblea, anche attraverso ritornelli semplici che permettano a tutti di unirsi nel canto.
Infine, uno sguardo missionario: «La Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione. Siamo chiamati a essere luce nel buio del mondo. La Chiesa attrae perché c’è la grazia di Dio, che è bellezza, vita e amore».
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