Visita pastorale al Sacro Cuore: l’esempio di padre Bernardino e l’incontro con i più piccoli

È iniziata affidando il cammino della comunità all’intercessione del Venerabile padre Bernardino Maria Piccinelli la visita pastorale di Mons. Angelo Spina nella parrocchia del Sacro Cuore, in via Maratta, nel quartiere Adriatico. L’Arcivescovo, inginocchiato in preghiera davanti alla tomba di Padre Bernardino, ha voluto affidare a lui la visita pastorale e il futuro della parrocchia. «Padre Bernardino è stato un pastore santo – ha detto – dal cielo interceda per questa parrocchia: la rinnovi, le doni speranza e renda fecondo questo tempo».

Altro momento importante della visita, iniziata lunedì 27 aprile, è stato il tradizionale rito di accoglienza all’ingresso della chiesa, con il bacio del Crocifisso, l’aspersione dei fedeli con l’acqua benedetta e l’adorazione silenziosa davanti al Tabernacolo. Il parroco, padre Pasquale Filipponi, ha quindi rivolto il suo saluto all’Arcivescovo, richiamando le letture sul Buon Pastore: «Siamo certi che questa visita pastorale porterà frutti nella nostra comunità e ci aiuterà a crescere nella fede, a camminare con fiducia e speranza».

LA STORIA DELLA COMUNITÀ E LA TESTIMONIANZA DI PADRE BERNARDINO

Il parroco ha ripercorso la storia della chiesa, edificata nel 1920 e affidata ai Padri Servi di Maria, ricordando anche gli anni difficili della guerra: «Solo due parroci rimasero in città, padre Bernardino, parroco del Sacro Cuore, e il parroco di San Cosma. Così pregava: “Signore, finché ci sarà un parrocchiano resterò in città; Tu toglimi la paura”. Riceveva chiunque lo cercava, aiutava i poveri e i bisognosi, sempre a disposizione delle persone per consolare». Nel 1972, vescovo ausiliare di Ancona, fu riferimento in città per i mesi del terremoto, come quando, nel 1982, ci fu la frana, che mise in ginocchio parte della città.

Presentando poi la vita pastorale, padre Pasquale ha parlato dei gruppi parrocchiali e della centralità della vita sacramentale, in particolare le confessioni e la celebrazione della Santa Messa. Non è mancato uno sguardo realistico alla situazione attuale: «Negli ultimi anni la parrocchia si è un po’ afflosciata, ma confidiamo che, anche attraverso l’oratorio, le famiglie possano sentirsi maggiormente coinvolte e tutti riscoprano la propria responsabilità».

L’Arcivescovo ha quindi invitato a non scoraggiarsi: «Anche quando una comunità sembra affaticata, lo Spirito Santo è sempre all’opera: è datore di vita. In ogni tempo lo Spirito soffia e rimette in movimento ciò che sembra fermo. Questa è la nostra fiducia, questa è la nostra speranza». Mons. Angelo Spina ha poi richiamato il senso profondo della visita pastorale: «Mettiamo al centro Gesù, il Buon Pastore, che dà la vita per il suo gregge. Questa chiesa è dedicata al Sacro Cuore di Gesù, cuore che ama tutti e perdona sempre».

È poi iniziata la Santa Messa, con la prima catechesi sul Credo: «Ciò che ci fa stare qui è che crediamo in un solo Dio, abbiamo ricevuto un solo Battesimo e professiamo una sola fede. Credere significa amare. La fede ci porta qui per lasciarci amare da Dio e ci chiama a uscire per amare tutti».

VISITA ALLE SCUOLE E INCONTRO CON I PIÙ PICCOLI

Il giorno dopo, martedì 28 aprile, sono iniziati gli incontri della visita pastorale. L’Arcivescovo, accompagnato dal parroco, ha visitato l’asilo nido “Il piccolo principe” e le scuole secondaria di primo grado Pascoli e De Amicis (plesso di via Cadore).

All’asilo nido, i bambini hanno accolto l’Arcivescovo con semplicità e gioia, recitando la preghiera che abitualmente precede il pranzo e cantando una canzoncina. Mons. Angelo Spina li ha poi benedetti, ricordando con affetto il momento vissuto a Natale in Cattedrale, con il presepe vivente organizzato dall’asilo, che ha visto coinvolti bambini e genitori come figuranti.

«È importante – ha detto – prendersi cura dei bambini. Nel Vangelo leggiamo: “Lasciate che i bambini vengano a me” e Gesù invita gli adulti a “ritornare come bambini…”. I piccoli ci insegnano la fiducia, la semplicità e l’abbandono nelle mani di Dio».

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