Abitare non significa soltanto avere una casa, ma costruire relazioni, comunità e speranza. Attorno a questo tema si è sviluppato il convegno “Abitare la speranza”, promosso dalla Caritas diocesana, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, operatori sociali e realtà impegnate nella ricerca di nuove risposte al disagio abitativo.
Sabato 23 maggio, presso l’Auditorium della Federazione BCC ad Ancona, si è svolta una mattinata di approfondimento e confronto, che ha preso spunto dal progetto “Abitare la speranza” avviato dalla Caritas di Ancona-Osimo. Introducendo l’incontro, il direttore della Caritas diocesana Simone Breccia ha sottolineato che «la Caritas è un organismo pastorale impegnato a tutelare sempre la dignità della persona umana, con una particolare attenzione agli ultimi. Dai territori emerge un quadro critico: aumento dei prezzi degli affitti, carenza di edilizia residenziale pubblica, difficoltà per famiglie fragili, giovani e persone straniere, oltre a una crescente sfiducia tra proprietari e inquilini. Tutto questo provoca precarietà abitativa, nuove forme di esclusione e rende sempre più difficile per molte persone progettare il proprio futuro. L’obiettivo del convegno non è dare risposte immediate, ma offrire stimoli di riflessione e contribuire ad avviare un necessario cambiamento culturale, richiamando tutti a una maggiore responsabilità sociale e morale sul tema della casa».
Abitare le comunità, riscoprire il senso dell’accoglienza
Il primo intervento è stato quello di Gianluigi Chiaro, consulente Caritas Bologna e Caritas Emilia Romagna, che ha offerto un’analisi sul tema dell’abitare. Guardando al 2050, ha spiegato che la grande sfida è recuperare relazioni, fiducia e senso di comunità per evitare una società segnata da solitudine, declino demografico e fragilità sociale: «Il tema è quello di riabilitare la comunità, che significa avere un nuovo patto di corresponsabilità sull’abitare. Oggi vediamo sempre meno fiducia nei confronti degli altri e questa fiducia va recuperata. Non è più soltanto un problema di garanzie economiche o di discriminazione verso i migranti: è un tema di responsabilità reciproca e della capacità di sentirsi parte di una comunità. È questo il punto centrale su cui tornare a ragionare».
Il relatore ha anche proposto una lettura psicoanalitica della parabola del Buon Samaritano, richiamando il valore profondo della carità e della compassione: «È importante essere, come il Samaritano, “mossi da compassione”. Se l’emozione viene a mancare vuol dire che il servizio è divenuto istituzione. L’assistito allora non è altro che un oggetto. La relazione umana non esiste più».
ASTRA e le nuove risposte al disagio abitativo
È poi intervenuto Stefano Felice (Caritas Ascoli Piceno), che ha presentato l’associazione “ASTRA – Strategie per l’Abitare Sociale”, nata a febbraio 2025 grazie a un finanziamento della Carisap, con l’obiettivo di affrontare concretamente il crescente disagio abitativo. L’associazione riunisce quindici realtà non profit, tra cui le Caritas del Piceno, che si occupano della segnalazione dei beneficiari, del supporto nella trattativa con i proprietari, della gestione degli aiuti economici e dell’attivazione di un’équipe multidisciplinare per accompagnare le famiglie verso l’autonomia.
«ASTRA non si limita a fornire soluzioni temporanee – ha spiegato – ma punta a una trasformazione strutturale dell’abitare sociale. Il progetto prevede strumenti concreti per incentivare i proprietari a mettere a disposizione i loro immobili, garantendo sicurezza contrattuale ed economica. Finora lo sportello ha registrato 50 accessi, coinvolgendo complessivamente 104 persone di 15 nazionalità diverse: il 40% nuclei monoparentali, il 40% famiglie e il 20% persone singole. Il 55% dei richiedenti è di nazionalità italiana, mentre il 45% proviene da Paesi terzi». È stato inoltre istituito un fondo rotativo per sostenere affitti, caparre e spese condominiali delle famiglie in difficoltà.
Padova e la coabitazione intergenerazionale tra studenti e over 65
Laura Gnan del Comune di Padova ha invece presentato il progetto “Coabitazione intergenerazionale”, promosso dall’Ufficio Progetto Giovani del Comune di Padova e nato nel 2023 «come risposta innovativa all’emergenza abitativa acutizzatasi negli anni 2022-2023 a seguito del rientro in città degli studenti universitari dopo la pandemia. Il progetto offre soluzioni abitative ad un prezzo calmierato per gli studenti fuori sede e crea un contesto di scambio solidale intergenerazionale tra studenti e over 65. Non si tratta di un rapporto di tipo assistenziale, ma di una convivenza all’insegna della solidarietà e della condivisione».
Da un lato, molti anziani autosufficienti si ritrovano a vivere da soli in ampie abitazioni, dall’altro molti studenti sono alla ricerca di un alloggio accessibile e adeguato. Il progetto consente agli studenti di trovare una sistemazione, garantendo così il loro diritto allo studio, e ai proprietari over 65 di sperimentare una forma di convivenza innovativa. «Abbiamo attivato 34 coabitazioni intergenerazionali, coinvolgendo 34 studenti, di cui 21 italiani e 13 stranieri – ha continuato –. Esiste un contratto regolare che disciplina la convivenza e il nostro compito è selezionare sia le famiglie disponibili sia gli studenti, per creare gli abbinamenti più adatti. Inoltre svolgiamo un lavoro costante di monitoraggio e accompagnamento del progetto».
“Abitare la speranza”: il progetto della Caritas Ancona-Osimo
Gli operatori della Caritas diocesana Stefania Papa e Stefano Ancona hanno quindi presentato il progetto “Abitare la speranza”. Non si tratta soltanto di un sostegno economico o di un aiuto emergenziale, è un percorso che mette al centro la persona, il suo diritto all’abitare e la possibilità, anche nei momenti più difficili, di non sentirsi sola. L’équipe del progetto svolge un ruolo di mediazione, affiancando sia il futuro inquilino che il proprietario.
«Complessivamente sono state attivate tre accoglienze abitative – ha spiegato Stefania Papa – due nel mercato privato, grazie a proprietari che si sono fidati della mediazione e del percorso di accompagnamento e tutoraggio offerte dalla Caritas; una in appartamento parrocchiale, con coinvolgimento diretto della comunità». Uno dei pilastri del progetto è il Fondo “Abitare la Speranza”, pensato per sostenere chi vive una difficoltà economica temporanea e rischia di perdere la propria casa. «Sono stati accompagnati e sostenuti economicamente 24 nuclei (famiglie e singoli) nel pagamento dell’affitto – ha spiegato – in alcuni casi il contributo ha permesso di evitare la perdita dell’alloggio, in altri è stato possibile sostenere anche spese di caparra e prime mensilità per l’accesso a un nuovo contratto di locazione. Questo tipo di accompagnamento si è rivelato non solo uno strumento economico, ma anche un dispositivo di fiducia e mediazione tra inquilini e proprietari».
All’interno del progetto è stata avviata anche la coabitazione intergenerazionale, perché nel territorio diocesano vivono molte persone over 60, spesso sole, in case grandi e poco abitate, e ci sono tanti giovani – soprattutto studenti universitari internazionali – che faticano a trovare un alloggio accessibile. «Cinque giovani si sono messi a disposizione per sperimentare questo tipo di coabitazione – ha spiegato Stefano Ancona – due over 60 hanno aderito al progetto, ed è stata attivata una coabitazione intergenerazionale».
La visione profetica e di speranza della Caritas
Al convegno è intervenuta anche Manuela Caucci, assessore ai Servizi Sociali e al Welfare del Comune di Ancona, che ha sottolineato l’importanza di unire le forze e fare rete. Al centro dell’intervento il tema della solitudine degli anziani e la necessità di costruire percorsi concreti perché nessuno resti solo: «Ci sono tanti giovani studenti stranieri e bisogna partire anche con piccoli numeri. L’anconetano, per sua natura, è diffidente, ma sono ottimista: se uniamo le forze ce la possiamo fare».
La conclusione è stata affidata a Mons. Angelo Spina. L’Arcivescovo ha ringraziato la Caritas e i relatori, sottolineando che «viviamo un tempo segnato dall’individualismo: non si condividono i beni della terra e le cose che abbiamo. Lo Spirito Santo cambi e converta i nostri cuori». Ha poi richiamato il compito della Caritas: «Spesso viene considerata un organismo assistenziale, ma non è così. La Caritas è un organismo pastorale, chiamato a offrire una visione profetica e di speranza. Con questo convegno vogliamo dare un contributo concreto, proponendo un modo nuovo di pensare l’abitare e il vivere insieme. È un cammino che mette al centro la persona, il diritto alla casa e la qualità delle relazioni, valorizzando alleanze generative capaci di costruire comunità e futuro».
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