Trasformati dall’amore di Dio

I giovani appena rientrati da Torino raccontano un’esperienza che ha lasciato il segno

«Ho imparato che l’amore ha tante strade, e così anche la vita». È una delle frasi che i giovani della Pastorale Giovanile della nostra diocesi portano nel cuore al termine del campo estivo “Restare umani”, vissuto all’Arsenale della Pace del Sermig di Torino. Un’esperienza che ha coinvolto circa cinquanta ragazzi, accompagnati dall’equipe di pastorale Giovanile… giorni che hanno intrecciato preghiera, servizio, fraternità e condivisione.

L’Arsenale della Pace, ex fabbrica di armi trasformata in luogo di accoglienza e fraternità, è diventato il contesto per riscoprire il valore delle relazioni autentiche e della pace. Attraverso la meditazione della Parola di Dio ogni giovane ha sperimentato la vicinanza di Dio e la chiamata a diventare segno concreto del suo amore.

Accanto ai momenti di formazione spirituale, i ragazzi hanno vissuto un intenso campo di servizio: dalla preparazione dei pasti per oltre quattrocento ospiti al riordino degli indumenti destinati ai più bisognosi, fino alla cura degli ambienti e delle strade del quartiere. Un’esperienza che ha insegnato come anche i gesti più semplici possano trasformarsi in autentici atti di carità.

Tra i momenti più significativi, l’incontro con Ernesto Olivero, fondatore del Sermig. Ai giovani ha consegnato un messaggio di grande fiducia: «I giovani possono essere il sale della terra», ricordando come l’Arsenale della Pace sia nato da un sogno che molti ritenevano impossibile. E, salutandoli, li ha incoraggiati: «Tornate nelle vostre case e cercate altre persone con cui costruire il bene. Ognuno di voi può fare qualcosa di meraviglioso. Abbiate il coraggio di crederci e di cominciare.»

A confermare la forza di questi giorni sono le parole dei ragazzi: «Ho capito che donare, dare e perdere sono la strada per trovare», «L’impossibile è davvero possibile», «Ho trovato uno stile di vita fondato sulla preghiera, sui sacramenti, sul servizio e sulla fraternità».

Non sono soltanto ricordi di un campo estivo, ma semi destinati a germogliare nelle parrocchie, nelle famiglie, nei luoghi di studio e di lavoro. Perché restare umani non è lo slogan di un’esperienza, ma una scelta quotidiana: lasciarsi trasformare dall’amore di Dio per diventare, a propria volta, costruttori di pace, di fraternità e di speranza nel mondo.

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