
Don Riccardo Pincerato
Come costruire oratori capaci di generare relazioni, fede e speranza? È la domanda che ha guidato l’incontro “Tessere reti, accompagnare passi“, svoltosi venerdì 30 ottobre, al Centro pastorale della nostra Diocesi. Un appuntamento che ha visto la partecipazione di oltre 150 persone, tra educatori e giovani, alla presenza dell’Arcivescovo Mons. Angelo Spina. A condividere questo momento di formazione anche alcuni amici provenienti dalle diocesi vicine, segno di una rete che supera i confini territoriali e si arricchisce del confronto.
A guidare la riflessione don Riccardo Pincerato, direttore del Servizio nazionale per la Pastorale giovanile della Conferenza Episcopale Italiana, che ha proposto uno sguardo sull’oratorio di oggi, sulle sue fatiche e sulle possibilità di rinnovamento.
In sala presenti non soltanto adulti impegnati nell’educazione, ma anche tanti giovani che credono fortemente nell’impegno verso i più piccoli tra oratori, associazioni, movimenti: una presenza significativa che testimonia come le nuove generazioni desiderino essere protagoniste della vita delle comunità.
L’oratorio è uno strumento della Pastorale giovanile, il luogo in cui la comunità cristiana accompagna i giovani a diventare adulti, a vivere la fede e a maturare le proprie scelte di vita e di lavoro. Un’immagine evangelica ha ispirato l’incontro: Gesù chiama i discepoli mentre riparano le reti sul mare di Galilea. Riparare le reti e formare le persone diventano così due dimensioni di una stessa missione: ricucire relazioni e accompagnare la crescita.
Don Pincerato ha presentato una vera e propria mappa d’azione consapevole delle sfide che vivono gli oratori oggi: diminuiscono gli adulti disponibili, gli animatori giovani rischiano di essere lasciati soli e la digitalizzazione trasforma profondamente le relazioni. Eppure il cortile conserva una ricchezza insostituibile: è uno spazio in cui si sta insieme, si sbaglia, ci si arrabbia e si impara a chiedere scusa.
Ecco allora cinque passi da compiere: dal «noi speravamo» al «perché» ritrovato, imparando dai discepoli di Emmaus a camminare accanto alle speranze ferite; dal «mio» al «nostro», perché l’educazione è un’opera corale; dal lamentarsi per chi manca al chiamare per nome, riconoscendo in ogni giovane una possibilità; dal fare da soli al lasciarsi formare; dal trattenere al lasciare andare, perché l’oratorio è un ponte tra la Chiesa e la strada.
«Un volontario sostenuto da una comunità può durare una vita – continua don Picerato – un volontario lasciato solo dura un’estate»: un richiamo alla responsabilità condivisa e alla necessità di non lasciare soli quanti si dedicano all’educazione.
Le reti si rammendano a terra, ma poi si gettano al largo. È questa l’immagine conclusiva consegnata agli educatori: accompagnare significa avere pazienza, costruire legami e lasciare che ciascuno trovi la propria strada. Perché negli oratori c’è chi parte e chi resta, ma tutti appartengono a una stessa storia.








