Celebrata ad Ancona la solennità del Corpus Domini

La chiesa di S. Domenico era gremita di fedeli per la celebrazione del Corpus Domini. Presenti tanti sacerdoti, religiosi, religiose, i seminaristi, le aggregazioni laicali, le associazioni. L’Eucaristia è stata presieduta dall’Arcivescovo. Al termine è seguita la processione, con l’accompagnamento bandistico, lungo Piazza del Papa, Corso Garibaldi per giungere alla chiesa di ss. Cosma e Damiano. Lugo il percorso è stata realizzata l’infiorata (tappeti, quadri), con artistiche raffigurazioni. Il tema proposto è stato quello delle beatitudini. Davanti alla chiesa di ss. Cosma e Damiano c’è stato il momento dell’adorazione a cui è seguita la benedizione eucaristica. Al termine l’Arcivescovo ha ringraziato tutti per la numerosa partecipazione e per la bella testimonianza di fede.
Di seguito viene riportata l’omelia dell’Arcivescovo:
Cari fratelli e sorelle la solennità del Corpus Domini, è per ciascuno di noi un invito ad esprimere il nostro «grazie»  al Signore Gesù per il totale dono  di sé, in corpo e sangue, come cibo e bevanda (Gv 6,51-58):  il miglior modo di dirlo è di partecipare di questo pane e di questo  vino che  Cristo ci  offre, di fare nostra  l’Eucaristia,  il «ringraziamento» che Cristo offre al Padre, per offrirlo insieme con lui, nutriti di  lui, mossi e uniti dal suo Spirito  Santo.
Nella prima lettura abbiamo ascoltato come gli Ebrei, sigillavano un contratto di alleanza col sangue delle vittime offerte. Così avvenne al Sinai per l’alleanza dell’antica legge. In questo rito Mosè richiama le parole e la legge di Dio, legge «scritta», intangibile; il popolo riafferma la sua volontà di metterla in pratica e  di obbedire a Dio. Quindi Mosè asperge col sangue delle vittime l’altare e lo stesso popolo. Il sangue, che è vita, indica che l’alleanza è vitale; sparso sull’altare e sul popolo, significa che tra il popolo e Dio vi è comunione: nella fedeltà all’alleanza, il popolo vive della vita di Dio. Tutto ciò è segno, prefigurazione e anticipazione di ciò che Cristo porterà a pienezza di significato e di efficacia.
Nella nuova alleanza, Cristo, entrato nella sua gloria (Le 24,26), offre per noi il suo sangue purificatore. Ma egli resta presso il Padre in una solidarietà attivissima a nostro riguardo: il suo sangue ha un potere infinito che veramente purifica e redime, assume le miserie e i sacrifici degli uomini di tutti i tempi, instaura la nuova alleanza e ha la forza di trarre con sé i  redenti all’eredità eterna promessa da Dio, come abbiamo ascoltato dalla seconda lettura. Per questo, il sacrificio di Cristo è unico, efficace, eterno; da solo compie tutto ciò che ogni altro sacrificio umano non ha la forza di compiere. Il nucleo essenziale del Vangelo ascoltato è racchiuso in due sole parole: pane e vita, mangiare e vivere. Dice Gesù: “Prendete, questo è il mio corpo…Questo è il mio sangue”. Il Vangelo pone a noi una domanda: Che cosa ti fa vivere? Noi sappiamo che ciò che ci fa vivere sono tante cose, ma non sempre sappiamo perché viviamo. Abbiamo fame di vita, ma non sappiamo vivere. E dove possiamo, noi cristiani, trovare il senso più pieno della nostra vita spirituale, se non nel sacramento dell’Eucaristia, sacramento nel quale Cristo si dona a noi, vita vera per la nostra vita? Quando ci accostiamo a ricevere la comunione, il sacerdote dice: ”Il Corpo di Cristo” e noi rispondiamo: “Amen”, cioè: Sì, è così, sono d’accordo. E’ un grande atto di fede nella presenza del Signore Gesù nell’ostia consacrata e riceviamo il Signore Gesù. Lui si è rivestito delle apparenze del pane, per farci capire che Lui è l’alimento, il principio interiore, rinnovatore della nostra esistenza terrena. Tocchiamo così con mano che noi non viviamo di solo pane. Anzi, solo di pane l’uomo muore, ma viviamo di ciò che Dio ci dona, la Sua Parola, il Suo Corpo e il Suo Sangue. Adoriamo e riceviamo l’Eucaristia in cui Lui si moltiplica in quel pane spezzato per noi per essere a disposizione di tutti. Nell’Eucaristia, Dio si fa piccolo, si fa cibo per essere in piena comunione con noi. Come possiamo ricambiare questo dono, questo amore? Ricevendolo e adorandolo con altrettanto amore, ricordando che “senza una genuina pietà eucaristica, non di dà una vera testimonianza di vita cristiana”.
Tommaso d’Acquino scriveva: “L’Unigenito Figlio di Dio, volendoci partecipi della sua divinità, assunse la nostra natura e si fece uomo per far di noi, da uomini, déi. Tutto quello che assunse, lo valorizzò per la nostra salvezza. Offrì infatti a Dio Padre il suo corpo come vittima sull’altare della croce per la nostra riconciliazione. Sparse il suo sangue facendolo valere come prezzo e come lavacro, perché, redenti dalla umiliante schiavitù, fossimo purificati da tutti i peccati. Perché rimanesse in noi, infine, un costante ricordo di così grande beneficio, lasciò ai suoi fedeli il suo corpo in cibo e il suo sangue come bevanda, sotto le specie del pane e del vino.
O inapprezzabile e meraviglioso convito, che dà ai commensali salvezza e gioia senza fine! Che cosa mai vi può essere di più prezioso? Non ci vengono imbandite le carni dei vitelli e dei capri, come nella legge antica, ma ci viene dato in cibo Cristo, vero Dio. Che cosa di più sublime di questo sacramento? Nessun sacramento in realtà é più salutare di questo: per sua virtù vengono cancellati i peccati, crescono le buone disposizioni, e la mente viene arricchita di tutti i carismi spirituali. Nella Chiesa l’Eucaristia viene offerta per i vivi e per i morti, perché giovi a tutti, essendo stata istituita per la salvezza di tutti.
Nessuno infine può esprimere la soavità di questo sacramento. Per mezzo di esso si gusta la dolcezza spirituale nella sua stessa fonte e si fa memoria di quella altissima carità, che Cristo ha dimostrato nella sua passione. Egli istituì l’Eucaristia nell’ultima cena, quando, celebrata la Pasqua con i suoi discepoli, stava per passare dal mondo al Padre. L’Eucaristia é il memoriale della passione, il compimento delle figure dell’Antica Alleanza, la più grande di tutte le meraviglie operate dal Cristo, il mirabile documento del suo amore immenso per gli uomini”. Dalle «Opere» di san Tommaso d’Aquino, dottore della Chiesa (Opusc. 57, nella festa del Corpo del Signore, lect. 1-4).
Gesù si è spezzato, si spezza per noi. E ci chiede di darci, di spezzarci per gli altri. Proprio questo “spezzare il pane” è diventato l’icona, il segno di riconoscimento di Cristo e dei cristiani. Ricordiamo come ad Emmaus i discepoli lo riconobbero «nello spezzare il pane» (Lc 24,35). Ricordiamo la prima comunità di Gerusalemme: «Erano perseveranti […] nello spezzare il pane» (At 2,42). E’ l’Eucaristia, che diventa fin dall’inizio il centro e la forma della vita della Chiesa. Ma pensiamo anche a tutti i santi e le sante – famosi o anonimi – che hanno “spezzato” sé stessi, la propria vita, per “dare da mangiare” ai fratelli. Quante mamme, quanti papà, insieme con il pane quotidiano, tagliato sulla mensa di casa, hanno spezzato il loro cuore per far crescere i figli, e farli crescere bene! Quanti cristiani, come cittadini responsabili, hanno spezzato la propria vita per difendere la dignità di tutti, specialmente dei più poveri, emarginati e discriminati! Dove trovano la forza per fare tutto questo?  Proprio nell’Eucaristia: nella potenza d’amore del Signore risorto, che anche oggi spezza il pane per noi e ripete: «Fate questo in memoria di me». (cf Papa Francesco, Omelia del Corpus Domini, 26 maggio 2016). 
L’Eucaristia è il sacramento dell’unità, ci guarisca dall’ambizione di prevalere sugli altri, dall’ingordigia di accaparrare per sé, dal fomentare dissensi e spargere critiche; susciti in noi la gioia di amarci senza rivalità, e invidie.
Possa anche il gesto della processione eucaristica, che tra poco compiremo, rispondere a questo mandato di Gesù. Un gesto per fare memoria di Lui; un gesto per dare da mangiare alla folla di oggi; un gesto per spezzare la nostra fede e la nostra vita come segno dell’amore di Cristo per questa città e per il mondo intero.
L’infiorata, che con cura è stata preparata lungo le strade della nostra città, ci riporta proprio alle beatitudini perché gli invitati alla mensa del Signore sono invitati a vivere le beatitudini con una vita santa:
Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la Terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli . (Mt 5,3-12).
La Vergine Maria, la santa tra i santi, la più benedetta tra tutte le donne, colei che ha portato nel suo grembo il Signore Gesù ci guidi all’incontro con Gesù Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana, nostra gioia infinita. Amen.


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