Veglia di preghiera per la pace a Osimo

L’Arcidiocesi di Ancona-Osimo ha accolto l’invito della Cei e sabato 2 dicembre ha organizzato una veglia di preghiera per la pace a Osimo. Mons. Angelo Spina e i fedeli si sono riuniti presso i giardini di Piazza Nuova e lungo il cammino verso la Concattedrale di San Leopardo hanno riflettuto sulla lettera alla Chiesa di Gerusalemme scritta dal Cardinal Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme. Una lettera in cui il Cardinale ha denunciato e condannato ciò che sta succedendo in Israele: «La coscienza e il dovere morale mi impongono di affermare con chiarezza che quanto è avvenuto il 7 ottobre scorso nel sud di Israele, non è in alcun modo ammissibile e non possiamo non condannarlo. Non ci sono ragioni per una atrocità del genere. Si, abbiamo il dovere di affermarlo e denunciarlo. Il ricorso alla violenza non è compatibile col Vangelo, e non conduce alla pace. La vita di ogni persona umana ha una dignità uguale davanti a Dio, che ci ha creati tutti a Sua immagine. La stessa coscienza, tuttavia, con un grande peso sul cuore, mi porta oggi ad affermare con altrettanta chiarezza che questo nuovo ciclo di violenza ha portato a Gaza oltre cinquemila morti, tra cui molte donne e bambini, decine di migliaia di feriti, quartieri rasi al suolo, mancanza di medicinali, acqua, e beni di prima necessità per oltre due milioni di persone. Sono tragedie che non sono comprensibili e che abbiamo il dovere di denunciare e condannare senza riserve. I continui pesanti bombardamenti che da giorni martellano Gaza causeranno solo morte e distruzione e non faranno altro che aumentare odio e rancore, non risolveranno alcun problema, ma anzi ne creeranno dei nuovi. È tempo di fermare questa guerra, questa violenza insensata».

I fedeli hanno anche ascoltato il brano del libro della Genesi (4, 1-16) che parla di Caino e Abele e si sono poi incamminati verso la Concattedrale di San Leopardo. Fuori dalla chiesa, prima di entrare è stato letto il “Discorso di Atenagora”, Patriarca di Costantinopoli: «La guerra più dura è la guerra contro sé stessi. Bisogna arrivare a disarmarsi. Ho perseguito questa guerra per anni, ed è stata terribile. Ma sono stato disarmato. Non ho più paura di niente, perché l’amore caccia il timore. Sono disarmato della volontà di aver ragione, di giustificarmi squalificando gli altri. Non sono più sulle difensive, gelosamente abbarbicato alle mie ricchezze. Accolgo e condivido. Non ci tengo particolarmente alle mie idee, ai miei progetti. Se uno me ne presenta di migliori, o anche di non migliori, ma buoni, accetto senza rammaricarmene. Ho rinunciato al comparativo. Ciò che è buono, vero e reale è sempre per me il migliore. Ecco perché non ho più paura. Quando non si ha più nulla, non si ha più paura. Se ci si disarma, se ci si spossessa, ci si apre al Dio-Uomo che fa nuove tutte le cose, allora Egli cancella il cattivo passato e ci rende un tempo nuovo in cui tutto è possibile».

Tutti sono poi entrati in chiesa e hanno recitato il Salmo 8. Per terra, davanti all’altare, sono stati posti dei cartelli con la scritta “Pace” nelle varie lingue in cui si sta svolgendo oggi un conflitto. «Oggi il mondo è come un deserto arido, ma il Vangelo che stiamo vivendo in questo periodo di Avvento ci ricorda che Gesù è il principe della pace. Dobbiamo essere artigiani di pace. Chiediamo a San Francesco di aiutarci a pregare per la pace, a non arrenderci mai. La pace va portata a tutti, costruiamola insieme. Chiediamo a Dio questa pace con una preghiera insistente. Papa Francesco ci ricorda che non dobbiamo abituarci alla guerra. Continuiamo a cercare la pace nella speranza che la pace ci sarà».

La veglia è terminata con la benedizione del’Arcivescovo e con la preghiera di Papa Francesco del 27 ottobre rivolta a Maria: «Questa è un’ora buia, Madre. E in questa ora buia ci immergiamo nei tuoi occhi luminosi e ci affidiamo al tuo cuore, sensibile ai nostri problemi. Volgi il tuo sguardo di misericordia sulla famiglia umana, che ha smarrito la via della pace, che ha preferito Caino ad Abele e, perdendo il senso della fraternità, non ritrova l’atmosfera di casa. Intercedi per il nostro mondo in pericolo e in subbuglio. Insegnaci ad accogliere e a curare la vita – ogni vita umana! – e a ripudiare la follia della guerra, che semina morte e cancella il futuro-. Madre di Dio e nostra, noi veniamo a te, cerchiamo rifugio nel tuo Cuore immacolato. Invochiamo misericordia, Madre di misericordia; pace, Regina della pace! Scuoti l’animo di chi è intrappolato dall’odio, converti chi alimenta e fomenta conflitti. Asciuga le lacrime dei bambini – in quest’ora piangono tanto! –, assisti chi è solo e anziano, sostieni i feriti e gli ammalati, proteggi chi ha dovuto lasciare la propria terra e gli affetti più cari, consola gli sfiduciati, ridesta la speranza».

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