Iniziata la visita pastorale nella parrocchia San Gaspare del Bufalo

La comunità della parrocchia San Gaspare del Bufalo ha accolto fraternamente Mons. Angelo Spina che, lunedì 26 febbraio, ha iniziato la sua visita pastorale nella chiesa del quartiere di Brecce Bianche. Dopo la messa iniziale, con il tradizionale rito di accoglienza, l’Arcivescovo ha incontrato il consiglio pastorale e quello per gli affari economici che hanno presentato la parrocchia, nata circa 45 anni fa per volere dell’allora Arcivescovo Maccari e con la presenza dei Missionari del Preziosissimo Sangue. Il consiglio pastorale ha presentato i diversi gruppi presenti nella chiesa, tra cui la Caritas parrocchiale che oltre alla raccolta di abiti e viveri si occupa di distribuire pacchi alimentari alle famiglie meno abbienti; il gruppo “Insieme è bello” per le persone anziane; il gruppo dei catechisti; il gruppo liturgico nato nel 2022.

In questi giorni l’Arcivescovo ha quindi incontrato la Caritas parrocchiale, gli operatori dell’animazione liturgica (gruppo liturgico, gruppo animazione musica e canto, servizi per la preparazione delle celebrazioni, gruppo per l’adorazione, servizio pulizia e decoro della chiesa), il gruppo del Rinnovamento nello Spirito Santo nato 32 anni fa nella parrocchia, e il gruppo eucaristico mariano “Regina della pace” che, ogni secondo venerdì del mese, anima la preghiera del rosario con la meditazione del Vangelo durante l’adorazione eucaristica. Mons. Angelo Spina, accompagnato dal parroco don Sauro Barchiesi e dal viceparroco padre Sandro, ha anche visitato alcuni negozi e realtà produttive presenti nel quartiere, ha benedetto i locali e pregato con i titolari e i dipendenti delle varie attività.

In questi giorni, ogni sera, l’Arcivescovo ha celebrato l’eucarestia e ha approfondito il Credo Apostolico. Mercoledì 28 febbraio, durante la Santa Messa, ha ricordato che «chi ha il dono della fede non si sente mai solo. Sa di essere amato da Gesù che è accanto a lui e gli dice di non aver paura». Ha così commentato le parole del Credo: “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”. Ha spiegato che «il peccato è sbagliare la direzione della vita. Gesù si è fatto uomo per salvarci dal peccato e rimetterci sulla via di Dio. Gesù è via, verità e vita e, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini». Ha quindi ricordato il “sì” di Maria che, all’annuncio dell’angelo, disse: “Ecco sono la serva del signore, avvenga per me secondo la tua parola”. Da Maria impariamo cosa è la fede e come essere credenti. Lei si fida, si affida e confida in Dio. Maria ci insegna che la fede non è tanto credere in Dio, ma credere alla parola di Dio, a quello che Dio dice. La nostra fede è credere in Dio o accogliere la Sua parola nella nostra vita?». Ha quindi sottolineato che «per credere bisogna ascoltare, non sentire. Bisogna imparare ad ascoltare non solo con la mente, ma anche con il cuore affinché la parola del Signore diventi parola di vita».

Dopo la Santa Messa, c’è stata l’assembla pubblica parrocchiale, durante la quale l’Arcivescovo ha risposto ad alcune domande. Tra i temi affrontati: le unità pastorali, i parroci chiamati a guidare più parrocchie, la carenza di vocazioni, la catechesi dell’iniziazione cristiana, la crisi delle famiglie. Rispondendo alla domanda di un signore che ha chiesto come i fedeli di altre parrocchie hanno accolto la decisione di condividere lo stesso parroco, Mons. Angelo Spina ha spiegato che «oggi la comunità cristiana deve fare un cammino di responsabilità all’interno della parrocchia. Al momento nel territorio della diocesi ci sono 230mila abitanti, 72 parrocchie e 69 sacerdoti diocesani, di cui molti sono anziani. I seminaristi sono pochi e quindi un parroco è chiamato a seguire più parrocchie. Ciò significa che i bambini di due parrocchie possono frequentare il catechismo insieme, anche i fidanzati, le coppie di sposi e i giovani possono fare un percorso comune. Non è facile, ciò richiede una conversione pastorale. Deve crescere una Chiesa, in cui tutti siamo responsabili». Sul trasferimento dei parroci in altre parrocchie, l’Arcivescovo ha poi ricordato che «non ci dobbiamo attaccare alle persone perché il centro della nostra fede è Gesù Cristo, non il sacerdote, il vescovo o il papa».

Una signora ha parlato delle differenze del catechismo tra una parrocchia e l’altra, alcuni bambini iniziano prima la catechesi dell’iniziazione cristiana, altri quando sono più grandi. L’Arcivescovo ha quindi spiegato che «cambierà il modo di fare catechismo. È pronto un documento sul cammino di iniziazione cristiana che sarà presto dato a tutte le parrocchie. Partirà un nuovo percorso, uguale per tutte le parrocchie. Non sarà più un catechismo finalizzato solo ai sacramenti, ma una catechesi che parlerà alla vita dei ragazzi». Infine è stato chiesto all’Arcivescovo, qual è il suo sogno sulla Chiesa. «Il mio sogno è che sia santa. Dio ci fa sognare in grande, la chiesa non è mia ma di Dio. Non finirà mai – ha detto – perché non è opera degli uomini ma di Dio e, quindi, sogno che sia fatta la Sua volontà e che i fedeli vivano le tre parole-chiave del cammino sinodale, ovvero comunione, partecipazione e missione».

Giovedì 29 febbraio l’Arcivescovo ha invece visitato alcuni malati nelle loro case, ha partecipato all’adorazione eucaristica nella parrocchia, dove ha poi presieduto la Santa Messa. Infine ha incontrato i cresimati e i cresimandi, insieme ai loro catechisti. Il catechista Paolo ha presentato il gruppo e ha raccontato che i ragazzi sono attenti e ascoltano quando ci sono gli incontri. L’Arcivescovo ha così chiesto ai giovani cosa li affascina e li preoccupa del futuro e sono stati toccati tanti argomenti, dal giubileo del prossimo anno all’intelligenza artificiale, dalla cresima all’importanza di continuare il cammino di fede dopo aver ricevuto il sacramento. Il parroco don Sauro ha poi posto un Crocifisso in mezzo ai ragazzi e ha chiesto cosa dice Gesù a loro, alla loro vita. C’è chi ha risposto: «Lui ci ha amato ed è morto per noi», «amare il prossimo», «ha sacrificato la sua vita per noi e ci ha salvato dai peccati», «non ha avuto paura», «malgrado il suo sacrificio stiamo compiendo ingiustizie», «continuare a confidare in Lui», «amare non è una debolezza», «andare avanti ed essere forti». Mons. Angelo Spina ha ringraziato i ragazzi per le loro commoventi risposte e, mostrando la croce che porta al collo, ha sottolineato che «Gesù mi ha sempre detto: “ti amo da morire”. Dalla croce mi ricorda che mi ama da morire e non mi abbandona mai».

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