“E se tornasse Francesco?” Il libro di padre Enzo Fortunato, scrittore e volto noto di Rai 1, nasce proprio da questa domanda. Semplice, ma provocatoria. In un tempo segnato da guerre, interessi e rumore continuo, Padre Enzo indica una strada alternativa: quella di San Francesco d’Assisi. Una comunicazione non fatta di parole vuote, ma di verità che fanno crescere. Il suo messaggio di pace, fraternità, perdono e cura del creato interroga la società contemporanea. Oggi chiedere “cosa direbbe?” significa, in realtà, chiedersi: tu cosa fai?
È da qui che ha preso avvio, martedì 14 aprile, l’incontro pubblico ospitato nell’Aula Magna del Pontificio Seminario Marchigiano Pio XI di Ancona, promosso dal Comitato per le celebrazioni francescane 2023-2026 nelle Marche, con il patrocinio del Comune di Ancona, e moderato dal giornalista Vincenzo Varagona, presidente nazionale dell’UCSI. L’autore ha presentato il suo libro, alla presenza di Mons. Angelo Spina, di padre Alvaro Rosatelli, presidente del Comitato per le celebrazioni francescane, e degli assessori del Comune di Ancona Marta Paraventi e Marco Battino.
All’inizio dell’incontro, Mons. Angelo Spina ha subito richiamato un dato che colpisce: in un solo mese, ad Assisi, circa 400mila persone si sono recate a venerare le spoglie del santo. Un segno chiaro di quanto la figura di San Francesco continui ancora oggi a parlare al cuore delle persone. Ha quindi sintetizzato il cuore del messaggio francescano: Pace e bene. Non uno slogan, ma un programma di vita. «A questo mondo, oggi Francesco direbbe: Pace e bene . Lui, che ha vissuto il Vangelo, ci invita a fare lo stesso», ha sottolineato l’Arcivescovo che ha anche ricordato un passaggio decisivo: Francesco, di ritorno dalla Terra Santa dopo l’incontro con il sultano Al Malik al-Kamil, scrisse nella Regola non bollata: «I frati, quando vanno per il mondo a predicare, due cose non devono fare: liti e contese».
LA FORZA DELLA FEDE
Anche Padre Enzo Fortunato ha parlato del viaggio di Francesco e ha definito Ancona un luogo chiave nella vita del santo: nel 1219, si imbarcò dal porto della città e intraprese un viaggio che tutti gli sconsigliavano. E la domanda, senza filtri, è arrivata dritta: «Chi gli ha dato quella testardaggine?». La risposta è stata netta: «La forza di Dio nella sua vita gli ha dato la possibilità di abbattere i muri, ma anche di non uscire mai dal perimetro della Chiesa». Francesco è stato un rivoluzionario, ma non uno che rompe per distruggere. Ha cambiato la Chiesa restando dentro la Chiesa, senza mai porsi contro, sempre in obbedienza.
UOMO DI PREGHIERA, UOMO TRA LA GENTE
Un altro punto forte: Francesco non è riducibile a un’immagine romantica. È un uomo concreto, fatto di equilibrio tra silenzio e missione. Eremo e piazza. Preghiera e incontro. Padre Enzo ha sottolineato che «il santo non era solo uno che pregava, ma un uomo fatto preghiera. In ogni situazione si domandava: “Signore, come agiresti in questo momento? Come risponderesti?”. Francesco non ci chiederà mai di essere una sua fotocopia. Non si è mai imposto come maestro, ma come testimone. Vale più una vita credibile che duemila conferenze. La miglior forma di comunicazione è la testimonianza».
PERDONO, SGUARDO NUOVO, NIENTE PRETESE
Il cuore del messaggio francescano, rilanciato anche alla luce del magistero di Papa Francesco, è stato sintetizzato in alcune parole chiave: perdono, pazienza, amore, sguardo nuovo sugli altri. Francesco è quello che desidera mandare tutti in paradiso. Papa francesco ha detto: «La Chiesa è il posto per tutti…Tutti, tutti, tutti!». «Indossare lo sguardo di Dio» – ha detto Padre Enzo – significa smettere di pretendere dagli altri e iniziare a guardarli con misericordia. Perché la pretesa genera potere e aggressività. Il perdono, invece, costruisce».
UNA CHIESA NELLE STRADE, NON CHIUSA
«Francesco è stato il primo a capire che le chiese si stavano svuotando – ha continuato padre Enzo Fortunato – e ha iniziato a predicare nelle strade e nelle piazze, sempre con un annuncio iniziale: la pace. In questo senso è stato rivoluzionario». Non poteva poi mancare il riferimento a Santa Chiara d’Assisi, figura inseparabile da Francesco, ma si è parlato anche di fraternità e di “sorella morte”. L’incontro si è infine concluso con un augurio: che la forza del Cristo Risorto aiuti ciascuno a testimoniare la gioia. Perché, alla fine, il punto è tutto lì: non parlare di Francesco, ma vivere ciò che ha vissuto Francesco. E su questo, o ci si mette in gioco…oppure resta solo un bell’incontro.
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