La cura del creato, il dono dell’acqua e la pace sono stati al centro della Giornata diocesana per la custodia del creato, celebrata domenica 20 settembre al Parco Kennedy di Falconara Marittima. Tra ragazzi, famiglie e fedeli, l’Arcivescovo Mons. Angelo Spina ha presieduto la Santa Messa, concelebrata dai sacerdoti della città. Presenti anche il sindaco Stefania Signorini, il MASCI di Falconara e tutti i gruppi scout cittadini, Falconara 1, 2 e 3.
La celebrazione si inserisce nel Tempo del Creato, che ogni anno, dal 1° settembre (Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato) al 4 ottobre (festa di San Francesco d’Assisi), invita le comunità cristiane alla preghiera e all’impegno per la salvaguardia della casa comune. “Acqua viva” è il tema scelto per il 2026, ispirato al brano del profeta Ezechiele (47,1-12), dove l’acqua che sgorga dal tempio porta vita ovunque giunga.
A richiamarlo, davanti all’altare, un mappamondo dal quale sgorgava l’acqua, accompagnato dalla scritta «Sorella acqua, rendici puri, rendici vita». Un segno semplice che ha accompagnato la celebrazione, richiamando l’acqua come dono indispensabile alla vita e, nello stesso tempo, la responsabilità dell’uomo nel custodirla.
Nell’omelia Mons. Angelo Spina si è anche soffermato sul messaggio di Papa Leone XIV per l’XI Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, che quest’anno ha come tema le parole del profeta Isaia: «Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci» (Is 2,4). «È questo un tempo importante in cui siamo chiamati a prendere coscienza che il creato è opera di Dio e noi siamo chiamati a essere suoi collaboratori per custodire il creato», ha detto l’Arcivescovo.
Riprendendo l’immagine del profeta Isaia, Mons. Spina ha ricordato che le nazioni «spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri», trasformando ciò che distrugge la vita in qualcosa che la sostiene. «Oggi, però, vediamo troppo spesso accadere l’esatto contrario, c’è l’orientamento alla violenza e alla guerra».
L’Arcivescovo ha quindi richiamato le parole di Papa Leone XIV: «La guerra produce ferite che vanno ben oltre il campo di battaglia» e «lascia dietro di sé una distruzione sociale ed ecologica che dura per generazioni». I conflitti armati non provocano infatti soltanto vittime, divisioni e migrazioni forzate, ma distruggono gli ecosistemi, contaminano risorse essenziali come l’aria e l’acqua e minacciano la sicurezza alimentare.
Nel messaggio il Papa invita a guardare anche alla radice più profonda di queste ferite: «Le disarmonie che vediamo nel mondo, come la violenza, l’ingiustizia e il degrado ecologico, non sono semplicemente il risultato di sistemi o strutture imperfetti», ma si collegano a quello «squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo». Per questo, «per costruire una società pacifica, non dobbiamo solo riformare le strutture, ma anche rinnovare i nostri cuori».
Da qui l’invito a una vera conversione del cuore e a quella «conversione ecologica» nella quale l’incontro con Gesù Cristo si manifesta anche nel rapporto con il mondo che ci circonda. Senza questa trasformazione interiore, ricorda Leone XIV, la pace rimane fragile; quando invece il cuore si rinnova, anche ciò che è stato utilizzato per distruggere può essere reindirizzato verso la vita, per la cura dei poveri, il nutrimento degli affamati e la salvaguardia del creato.
«La pace, quindi, comincia nel cuore e si riflette all’esterno nelle nostre relazioni, nelle comunità e più ampiamente nel mondo». È da qui che nasce la possibilità di trasformare davvero le “spade” in “vomeri”, attraverso «la verità, il dialogo, la pazienza, la bontà, la giustizia, la misericordia, la comprensione, la cura e l’amore».
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