2015/06/26: Il sacerdote uomo eucaristico nella dimensione della esemplarita' e della presenza

Arcivescovo Edoardo Menichelli

Arcivescovo Edoardo Menichelli


Sabato della XII Settimana del Tempo Ordinario
Festa di Maria – Regina di tutti i Santi
50° di Ordinazione presbiterale di S. Em. Cardinale Edoardo Menichelli
(Sir. 24,23-31; Gdt 13,18-19; At 1,12-14;2,1-4; Gv.2,1-11)
CATTEDRALE DI SAN CIRIACO – ANCONA
”Qualunque cosa vi dovesse dire, fatela” così Maria la donna Madre premurosa e credente disse ai servi preoccupati per la mancanza di vino nella festa di nozze.
Avvio questa riflessione con le parole di Maria, perché essa le ha celebrate da credente nella sua vita (è stata sempre nell’ora del Figlio e nel prodigio dell’alleanza che il Figlio ha vissuto nella propria carne!) e perché essa, dataci come Madre da Cristo sulla croce, continua a ricordare a tutti, in particolare ai sacerdoti, che è indispensabile per l’identità di credente e di discepolo e per costruire una comunità discepolare  stare nella relazione con il Figlio: insomma è sulla croce e nella croce, nel correre dei giorni che si vive l’amore e si diventa generatori di vita.
Condividendo con voi l’Eucarestia di grazia e di lode a Dio per i cinquant’anni di sacerdozio che condivido con don Dino, don Guerriero, don Vincenzo, don Carlo, don Tarcisio e padre Giuseppe, provo ora a leggere il nostro sacerdozio ponendomi sotto lo sguardo intenso di Maria che tanto ci attira e tanto ancor più ci ricorda di “fare” la Parola del Figlio.
Questo perché la pagina delle nozze di Cana, non è il semplice racconto di un miracolo e di una gioia donata, ma è segno del banchetto di grazia, prefigurazione delle “cose più grandi” e purtroppo “storia di anfore vuote”, di debolezze e di distrazioni che non fanno bella la vita.
Il sacerdozio è anche questo e cinquant’anni di sacerdozio sono una continuazione di Cana, del principio nuziale del sacerdozio, dell’umana storia dentro la quale la nuzialità sacerdotale si incarna.
Sono segno dell’azione misericordiosa e trasformante di Cristo, della tenerezza liberante della comunità, del miracolo della grazia che dà soluzione alle imbarazzanti situazioni delle fragilità di ognuno.
Ogni sacerdote può raccontare le meraviglie operate da Dio nella sua vita e può dirsi con verità di essere “sacerdote” soltanto per grazia e di essere sacerdote dopo cinquanta anni per la benevola e paziente misericordia di Dio.
Personalmente posso assicurarvi di tutto questo mi è stato donato “per” e “attraverso” lo sguardo di Maria.
Ci sono alcuni aspetti della vocazione di Maria che, seppur considerati nella singolare tipicità, essendo la vocazione di Maria unica e irripetibile, possono sostenere e rimotivare la vocazione sacerdotale; questi aspetti ve li voglio rileggere con voi cari confratelli sacerdoti tutti e con voi carissimi compagni di classe degli anni 1958 -1965.
Il primo aspetto, se prendiamo il Vangelo, è: “Maria ha trovato grazia presso Dio”, così leggiamo in Luca quasi a ricordare che su di lei, sulla sua pochezza si è posto lo sguardo di Dio.
Nel secondo aspetto, ancora nel Vangelo di Luca, Maria dice di sé: “Eccomi, sono la serva” esprimendo una consegna di sé, un libero esproprio, lasciando così libertà a Dio.
Infine un terzo aspetto Maria proclama: “Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente!”, perché Maria è corpo di un Dio che la abita.
Ditemi voi quanto vorrei che anche voi, fratelli e sorelle di comune fede in Gesù Cristo e di Battesimo, ditemi voi cari amici e carissimi confratelli se tutto questo, letto e proiettato in noi, non dovrebbe dilatare l’amore, farci piangere per il gaudio, consentirci di attraversare la vita, di celebrare il ministero sacerdotale nella modalità mariana.
Anche noi siamo destinatari di un amore di predilezione, che oltrepassa la pochezza spirituale, la fragilità del nostro essere parte della famiglia dei peccatori, anche noi siamo consapevoli che la nostra vera fatica è e dovrebbe essere il lasciarsi governare da Dio e dalla sua misericordia.
Anche noi siamo felici per la grande fiducia accordataci e per il santo potere con il quale operiamo in nome di Cristo e della sua Chiesa.
Consapevoli di essere destinatari, consapevoli di essere felici, consapevoli che la nostra fatica è lasciarsi governare da Dio, noi non possiamo pensare di non percorrere anche noi la vita della fede che fu strada maestra della nostra cara madre.
Solo così cari sacerdoti, pur nelle nostre fragilità e dei nostri peccati, saremo capaci di rispettare la decisione del Cristo crocifisso: avere Maria come madre ed essere di Maria figli.
Senza eccedere in approfondimenti che avrebbero solo il demerito di nutrire spirituali sentimentalismi, io vedo nella icona del Cristo crocifisso che parla alla madre e al discepolo che egli amava, vedo la figura di tutti noi che, accettando l’amore di predilezione troviamo l’identità sacerdotale in questa relazione parentale e filiale con Maria.
Per l’”eccomi” di Maria e per il ministero fedele del sacerdote, non ci sfugga mai questo: Cristo Signore sta nella storia dell’umanità e non si allontanerà mai più dalla storia dell’umanità!
E’ decisivo per noi  che lo Spirito Santo possa trovare anche in noi, come in Maria, la disponibilità a farsi modellare.
Come Maria è donna eucaristica con l’intera sua vita, così il sacerdote è uomo eucaristico nella duplice dimensione della esemplarità e della presenza; per questo seppur proposto con tanta incompiutezza da parte mia, affido a Maria me e tutti voi confratelli sacerdoti, perché ci faccia restare sempre con gioia nell’amore di Cristo che, come dice S. Paolo, è riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo datoci in dono.
Nel dirvi ancora grazie per tutto e per tutti, sicuro che la mia preghiera di gratitudine è piena anche delle vostre preghiere.
Amen!
†  Edoardo Arcivescovo
(Il testo dell’omelia è stato trascritto direttamente dalla registrazione, senza revisioni da parte dell’autore )